Il Milan ha definito la sua nuova struttura societaria per il calciomercato. Gerry Cardinale, numero uno di RedBird, ha scelto un’organizzazione di stampo americano, senza un unico direttore sportivo ma con diverse figure specializzate. In questo quadro, il ruolo più vicino a quello del ds è stato affidato a Hendrick Almstadt, tedesco classe 1973, nominato direttore del player trading.
Sarà lui uno degli uomini chiave nelle trattative e nella gestione dei giocatori, lavorando in sinergia con gli altri dirigenti e in particolare con Bobby Gardiner, specialista di big data. Per Almstadt non è la prima esperienza da uomo mercato, ma il suo unico precedente non ha lasciato un buon ricordo. Nel 2015 ha lavorato come direttore sportivo per l’Aston Villa, in Premier League, ma la sua avventura è durata appena otto mesi.
Quella stagione si è conclusa nel peggiore dei modi, con la retrocessione del club dopo 58 anni di permanenza nella massima serie. Attribuire la colpa di un fallimento simile a una sola persona sarebbe ingeneroso, poiché una retrocessione nasce sempre da un insieme di errori commessi dentro e fuori dal campo. Tuttavia, la campagna acquisti è spesso il primo banco degli imputati quando i risultati non arrivano.
Quell’estate, Almstadt ha lavorato a stretto contatto con Paddy Riley, allora capo scout dell’Aston Villa, portando a Birmingham ben 12 nuovi giocatori. Tra questi figuravano profili come Jordan Veretout, acquistato dal Nantes per circa 10 milioni, e Adama Traoré, talento cresciuto nel Barcellona arrivato per la stessa cifra. L’investimento più oneroso è stato per l’attaccante Jordan Ayew, pagato 12 milioni.
La rosa è stata arricchita anche da giocatori come Scott Sinclair, Rudy Gestede, Jordan Amavi, Idrissa Gueye e Joleon Lescott. L’età media dei nuovi acquisti era di 25 anni, con un approccio allo scouting molto ampio che ha attinto da campionati diversi, non solo quello inglese. Nonostante ciò, i nuovi innesti non sono riusciti a cambiare le sorti della squadra e a incidere come sperato.
A pesare in modo decisivo sul rendimento della squadra sono state però le cessioni. Il club ha infatti sacrificato il suo centravanti di riferimento, Christian Benteke, venduto al Liverpool per 46 milioni di euro dopo aver segnato 49 gol in 101 partite. Oltre a lui, è stato ceduto anche il centrocampista Fabian Delph al Manchester City per 11 milioni, indebolendo ulteriormente la spina dorsale della squadra.
Erano anni complessi per l’Aston Villa, un club abituato a lottare per la salvezza. A complicare la gestione sportiva si sono aggiunte perdite economiche per circa 27 milioni di euro. In questo clima, Almstadt è stato esonerato a marzo, con la squadra ultima in classifica. Il comunicato ufficiale ha parlato di “comune accordo”, una formula diplomatica che nascondeva un bilancio negativo.
Quella retrocessione resta la principale macchia sulla carriera di Almstadt come dirigente di mercato. Ora, al Milan, il tedesco avrà un compito ancora più delicato e la possibilità di dimostrare che l’esperienza inglese è stata solo un incidente di percorso. Molto della prossima stagione rossonera dipenderà dalle sue strategie, anche se l’ultima parola, come sempre, spetterà al campo.















