Nel 2026, solo il 57% dei comuni italiani ha applicato correttamente i principi degli appalti verdi. Questo significa che un allarmante 43% delle amministrazioni locali ha ignorato le normative ambientali nelle procedure di acquisto pubblico. Il dato è emerso dal nuovo Rapporto 2026 dell’Osservatorio Appalti Verdi, un’iniziativa di Legambiente realizzata in collaborazione con la Fondazione Ecosistemi. Il focus, presentato il 2 luglio durante l’evento Ecoforum, ha messo in luce una grave lacuna nel sistema.
La pratica del “green public procurement” (Gpp), ovvero l’integrazione di considerazioni ecologiche negli acquisti della pubblica amministrazione, e l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (Cam) sono obbligatorie per legge in Italia. L’obbligo è stato introdotto nel 2016 con il vecchio codice degli appalti e successivamente confermato nel nuovo testo legislativo del 31 marzo 2023 (D.Lgs. 36/2023). Non rispettare queste direttive non è una scelta, ma una violazione normativa.
L’analisi si è basata su un campione rappresentativo di 531 comuni, pari al 7% del totale nazionale, che hanno risposto a un questionario specifico. Tra questi figuravano anche 51 capoluoghi di provincia. Sebbene il risultato complessivo registri un leggero miglioramento, con una crescita di due punti percentuali rispetto all’indagine del 2025, il potenziale inespresso rimane enorme. Legambiente ha definito l’operazione un “monitoraggio civico”, il cui scopo è stimolare una maggiore consapevolezza sulla necessità di un impegno più deciso.
Un aspetto particolarmente evidente emerso dalla rilevazione è il divario tra le diverse dimensioni territoriali. I capoluoghi di provincia hanno mostrato una performance nettamente superiore, con una percentuale di applicazione del 77%. Al contrario, i comuni più piccoli si sono fermati a un modesto 55%. “Emerge chiaramente come le grandi città, più strutturate e organizzate a livello amministrativo, riescano ad applicare in modo più accurato le politiche proprie del Gpp ed il rispetto dei Cam nelle gare di appalto rispetto a comuni più piccoli”, ha osservato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente.
Tra le principali difficoltà che ostacolano una piena adozione delle pratiche sostenibili, il rapporto ha individuato la mancanza di una formazione adeguata e di un costante aggiornamento per i funzionari pubblici. Sono proprio queste figure professionali, infatti, ad avere il compito cruciale di redigere i bandi di gara e di gestire l’intero processo di acquisto, rendendo la loro preparazione un fattore determinante per il successo delle politiche ambientali.
Per superare queste criticità, sono state avanzate proposte concrete. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha sottolineato l’urgenza di un duplice intervento. “L’altro tema è mettere in campo un percorso di premialità per le stazioni appaltanti virtuose e di sanzioni per le amministrazioni che non rispettano la legge”, ha dichiarato Ciafani. L’introduzione di un sistema di incentivi e disincentivi potrebbe quindi rappresentare la spinta decisiva per garantire che la sostenibilità diventi un pilastro non solo dichiarato, ma concretamente praticato in tutti gli acquisti pubblici del Paese.











