Congedo mestruale: in Italia ci pensano le aziende

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Congedo mestruale
Congedo mestruale

In Europa, la Spagna ha fatto da apripista. Dal 2023 è diventato il primo Paese europeo ad aver introdotto per legge un congedo per mestruazioni invalidanti, concesso tramite certificazione medica e trattato come un’incapacità temporanea, senza un limite di giorni prestabilito. Dal 2025, anche il Portogallo riconoscerà fino a tre giorni di permesso retribuito, ma solo per persone con endometriosi o adenomiosi certificate.

Nel resto del mondo, il congedo mestruale esiste da decenni con modalità diverse. Il Giappone lo ha previsto già dal 1947, consentendo alle lavoratrici di astenersi dal lavoro, anche se la retribuzione dipende dai contratti. La Corea del Sud riconosce un giorno di permesso mensile, mentre l’Indonesia ne consente fino a due all’inizio del ciclo.

Anche Taiwan offre alcuni giorni di congedo annuale oltre alla normale malattia. In Cina e India non esiste una legge nazionale, ma diverse province e stati federati hanno adottato misure specifiche per alcune categorie. Il Vietnam garantisce pause o assenze retribuite e lo Zambia, dal 2015, concede un giorno al mese senza necessità di certificato, noto come “Mother’s Day”.

E in Italia? Una proposta di legge simile al modello spagnolo era stata presentata già nel 2016 da quattro deputate, ma da allora è rimasta bloccata. Di fronte all’immobilismo della politica, sono state le aziende a prendere l’iniziativa per colmare questo vuoto normativo.

Diverse imprese hanno infatti deciso di agire autonomamente. Il gruppo veneto Ormesani e la società Traininpink hanno già introdotto il congedo mestruale, consentendo alle dipendenti di usufruirne con una semplice autocertificazione in caso di ciclo particolarmente doloroso.

A partire dal 2026, anche l’azienda di trasporto pubblico Miccolis S.p.A. applicherà un accordo sindacale che prevede fino a due giorni di congedo retribuito al mese per le lavoratrici affette da patologie legate al ciclo. In questo caso, per accedere al diritto basterà una certificazione medica con validità annuale.

Il funzionamento pratico di questo strumento è simile a un permesso per motivi di salute. Generalmente, la lavoratrice che ha già presentato la documentazione richiesta (se prevista) deve solo comunicare la propria assenza secondo le procedure interne, specificando la causale del congedo.

L’assenza viene così registrata in modo distinto da ferie o malattia ordinaria. A seconda delle regole stabilite dal Paese o dall’azienda, il congedo può essere retribuito al 100%, non retribuito o assimilato a un normale periodo di malattia.

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