A un anno dal suo trasferimento dalla Roma, il diciannovenne Federico Coletta ha raccontato la sua nuova vita al Benfica. Il club portoghese ha investito un milione di euro per il centrocampista romano, uno dei talenti italiani che ha scelto di proseguire la propria carriera all’estero.
Un’esperienza segnata dal trionfo all’Europeo Under 17, vinto con la Nazionale italiana proprio contro il Portogallo. Un successo che Coletta non manca di ricordare ai suoi compagni di squadra a Lisbona. “Al triplice fischio ho capito che eravamo campioni d’Europa, una sensazione bellissima”, ha spiegato il giovane azzurro, rievocando la finale del 5 giugno 2024 vinta per 3-0.
Lasciare la capitale non è stata una scelta semplice. “Venivo da una vita passata in casa, nella mia comfort zone. Andare in Portogallo mi ha fatto uscire da quella bolla”, ha ammesso Coletta. L’ambientamento è stato però facilitato da un club come il Benfica, definito “una società davvero top”.
In parallelo all’impegno sportivo, il centrocampista ha proseguito gli studi online, conseguendo il diploma di liceo scientifico sportivo dopo aver sostenuto gli esami in presenza a Roma poco prima di un ritiro con la Nazionale.
Fondamentale in questo percorso è stato il sostegno della famiglia. “Mamma, papà e mio fratello sono le persone che amo di più. Li sento tutti i giorni e il mio sogno è renderli fieri per tutti i sacrifici che hanno fatto per me”, ha confessato, ricordando il loro aiuto fin dai primi passi nel mondo del calcio.
A Lisbona, Coletta ha avuto modo di conoscere da vicino anche José Mourinho. “È una persona top. Al Benfica conosceva tutti noi giovani e capitava che venisse a mangiare in mensa al nostro fianco, condividendo momenti anche fuori dal campo”, ha svelato il centrocampista.
Sul piano tecnico, Coletta si è distinto per la sua duttilità, avendo giocato come mezzala, trequartista ed esterno destro. I suoi modelli di riferimento sono chiari: “Guardo a Pedri per come gestisce il pallone e a Bellingham per gli inserimenti”. Tra gli italiani, i suoi punti di riferimento sono Tonali e Barella.
Infine, ha analizzato le differenze tra il calcio italiano e quello portoghese. “Il livello è alto in entrambi i Paesi, ma cambia l’approccio. In Portogallo si lavora molto sulla tecnica e sull’uno contro uno, con uno stile più offensivo. In Italia siamo più tattici, gestiamo di più il pallone e siamo più organizzati difensivamente”, ha concluso Coletta.







