Frode del ‘distacco’ nel casertano: sequestro da un milione di euro a sette società edili

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Guardia di Finanza
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CASERTA – Un’operazione chirurgica, condotta alle prime luci dell’alba, che scoperchia un articolato sistema di frode previdenziale nel cuore pulsante dell’economia casertana: il settore edile. Questa mattina, 7 luglio 2026, i militari della Guardia di Finanza della Compagnia di Capua hanno dato esecuzione a un imponente decreto di sequestro preventivo, per un valore complessivo di circa un milione di euro, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il provvedimento, richiesto dalla locale Procura della Repubblica, colpisce sette società e undici amministratori, ritenuti, in questa fase embrionale delle indagini, gravemente indiziati del reato di truffa aggravata ai danni dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.).

L’inchiesta, coordinata con meticolosità dalla Procura sammaritana e sviluppata dalle Fiamme Gialle, ha disvelato un meccanismo fraudolento tanto ingegnoso quanto dannoso per le casse dello Stato e, soprattutto, per i diritti dei lavoratori. Al centro del sistema, due imprese edili realmente operative nella provincia di Caserta, che, per abbattere il costo del lavoro e sbaragliare la concorrenza onesta, avrebbero fatto ricorso illecito all’istituto del “distacco” di manodopera.

Le indagini, che si sono avvalse della preziosa e fondamentale collaborazione della Direzione Provinciale dell’I.N.P.S. di Caserta, hanno ricostruito una sorta di “scatole cinesi” societarie. Le due aziende beneficiarie della frode, infatti, non assumevano direttamente i propri operai. Si avvalevano, invece, di altre cinque società, definite dagli inquirenti come mere “scatole vuote”, prive di qualsiasi autonomia organizzativa, gestionale o decisionale. Queste aziende “satellite”, intestate a soggetti prestanome, nascevano e morivano in rapida successione con un unico scopo: fornire forza lavoro alle due imprese committenti attraverso contratti di distacco fittizi.

Il meccanismo era di una semplicità disarmante: le società interposte assumevano formalmente i lavoratori, per poi “distaccarli” nei cantieri delle due imprese principali. In questo modo, tutti gli oneri previdenziali e assistenziali, anziché gravare sulle aziende che realmente beneficiavano della prestazione lavorativa, venivano addossati alle società “fantasma”. Queste ultime, sistematicamente, omettevano ogni tipo di versamento, sia contributivo all’I.N.P.S. che erariale, accumulando ingenti debiti prima di essere messe in liquidazione o semplicemente abbandonate.

Le conseguenze di questo schema erano devastanti su più fronti. In primo luogo, per i lavoratori stessi, le prime e più inconsapevoli vittime: pur lavorando regolarmente, si ritrovavano con posizioni contributive completamente vuote, vedendo svanire il loro diritto alla pensione, all’indennità di disoccupazione e a ogni altra forma di tutela sociale. In secondo luogo, un danno enorme per l’erario e per l’I.N.P.S., defraudati di circa un milione di euro. Infine, un colpo letale al mercato: le imprese fraudolente, grazie a questi illeciti risparmi, potevano offrire servizi a prezzi stracciati, praticando una concorrenza sleale che inquinava il tessuto economico del settore edile, mettendo fuori gioco le aziende che operano nel rispetto della legge. Il sequestro odierno mira a recuperare le somme illecitamente sottratte e a ripristinare un principio di legalità in un comparto strategico per il territorio.

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