Giù dal balcone a Scampia, muore a 12 anni. Si indaga su eventuali tensioni in famiglia, quartiere sotto choc

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La tragedia nella zona dei Sette Palazzi a Scampia
La tragedia nella zona dei Sette Palazzi a Scampia

NAPOLI – Il dolore dei vicini, le sirene scambiate per l’ennesimo rogo e il vuoto lasciato sui social dagli amici. Via Labriola è un corridoio di cemento che sembra non finire mai, nel cuore dei Sette Palazzi di Scampia. Lì, dove il cielo si vede a pezzi tra le enormi strutture di edilizia popolare, si è sentito avvertito un rumore che nessuno avrebbe mai voluto sentire. Un tonfo sordo, un colpo secco che ha fatto tremare l’asfalto e ha fermato, per un istante che è sembrato eterno, il respiro dell’intero rione. Una ragazzina di appena 12 anni è precipitata dal decimo piano. Un volo terribile, una caduta che non ha lasciato scampo. Quando i soccorsi sono arrivati, la vita della piccola si era già spenta sotto i traumi devastanti dell’impatto.

In casa, in quegli attimi sospesi tra la vita e la morte, c’era anche la mamma, che ora è chiusa in uno stato di choc profondo, incapace di trovare parole per descrivere l’inferno in cui è precipitata la sua famiglia. Per chi vive in via Labriola, il dolore si mescola all’amarezza di una quotidianità spesso difficile. Il titolare di un piccolo negozio, proprio di fronte allo stabile, racconta di aver sentito le sirene squarciare l’aria. “All’inizio non ci ho fatto caso”, raccontava una donna, che lavora in un negozio lì vicino. “Ho pensato subito a un rogo, a uno dei tanti incendi di immondizia che ci costringono a respirare veleno”. Il palazzo è un formicaio di volti sconvolti. Qualcuno ha sentito il rumore dell’impatto dal cortile, altri sono corsi alle finestre trovandosi davanti a una scena che non riusciranno mai a cancellare. “Non si può morire così a dodici anni”, ripete una donna del quartiere. “E’ un dolore che ti entra dentro le ossa”.

Mentre gli agenti della polizia di Stato raccoglievano i rilievi, cercando di ricostruire l’accaduto, sui social network si accendeva un altro tipo di strazio. Amici, compagni di scuola, coetanei che fino a poche ore prima condividevano con lei risate e messaggi, hanno iniziato a postare cuori spezzati, foto sorridenti, lacrime digitali. Messaggi brevi, carichi di quel dolore acerbo che solo a 12 anni si prova di fronte alla perdita improvvisa di una compagna di viaggio.

Cosa sia successo davvero in quell’appartamento al decimo piano, in quei minuti che hanno preceduto la caduta, resta al vaglio degli inquirenti. La bambina avrebbe raggiunto la finestra in silenzio, lasciandosi cadere nel vuoto. Tra le tante ipotesi al vaglio, emerge il racconto di una tensione familiare, quella che spesso attraversa le case di ogni adolescente: una punizione, un divieto, forse la sottrazione del cellulare – quel mondo digitale che per i ragazzi di oggi rappresenta quasi un’estensione del corpo. Se sia stato un tragico incidente o un gesto dettato dalla disperazione di un momento – una ‘punizione’ percepita come insormontabile da una mente giovane e fragile – lo stabiliranno le indagini. Ma, a prescindere dal verdetto della cronaca, resta la tragedia di una vita che non è riuscita a vedere il domani. A Scampia, oggi, il silenzio dei Sette Palazzi fa molto più rumore di qualsiasi sirena.

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