Fulvio Collovati, campione del mondo nell’82, ha condiviso due stagioni indimenticabili al Genoa con Osvaldo Bagnoli, il “Mago della Bovisa”. Insieme hanno scritto una pagina memorabile del calcio italiano, culminata nella storica vittoria ad Anfield Road il 18 marzo 1992, quando il Grifone eliminò il Liverpool dalla Coppa Uefa.
“Era un allenatore rivoluzionario, avanti sui tempi”, ha raccontato Collovati, respingendo l’etichetta di “catenacciaro” spesso associata a Bagnoli. “Molte idee tattiche moderne lui le applicava già quarant’anni fa. È stato tra i primi a usare il modulo 3-5-2, oggi così diffuso”. La sua visione ha portato a risultati straordinari, come lo scudetto con l’Hellas Verona contro la Juventus di Platini e il Napoli di Maradona, un’impresa di cui, secondo l’ex difensore, non si è mai compresa appieno la grandezza.
Nel suo Verona, Bagnoli valorizzò esterni come Fanna e Marangon, mentre nel Genoa trasformò Eranio e Branco in elementi chiave del suo sistema. “Uno fu preso dal Milan, l’altro diventò campione del mondo”, ha sottolineato Collovati, a testimonianza della capacità del tecnico di migliorare i giocatori. L’etichetta di difensivista, per lui, è sempre stata un “falso mito”, una visione parziale che non rendeva giustizia al suo calcio.
Al di là della tattica, Bagnoli era un maestro nella gestione del gruppo. “Sapeva trovare sempre la parola giusta per tutti, specie nei momenti difficili. Aveva un’umanità rara, ma in allenamento non faceva sconti a nessuno”. Il suo carattere emergeva anche attraverso l’uso del dialetto milanese, spesso fonte di aneddoti divertenti. “Una volta Branco non eseguì un movimento e lui iniziò a sbraitare in dialetto strettissimo. Il brasiliano lo fissava senza capire, finché Bagnoli non sbottò con un ‘Ma va a ciapà i ratt!’. Scoppiammo tutti a ridere”.
Il culmine della loro avventura comune resta la notte di Anfield. “Una magia, una delle serate più belle della mia carriera a livello di club”, ha ricordato Collovati. Il Genoa uscì dal campo tra gli applausi dei quarantamila tifosi del Liverpool, un’emozione ancora viva a distanza di anni.
Dopo quella partita, Bagnoli mantenne il suo solito aplomb nello spogliatoio, invitando la squadra a non montarsi la testa e a restare con i piedi per terra, sempre in milanese. Ma poco dopo, Collovati e alcuni compagni lo scoprirono in un momento di commozione privata. “Lo beccammo fuori dallo spogliatoio con la testa tra le mani: stava piangendo. Fu la prima e unica volta che lo vedemmo così. È un ricordo che non avevo mai svelato a nessuno”.





