ACERRA – Una denuncia presentata dai genitori e un fascicolo aperto dalla Procura di Nola per fare luce sulla morte di una neonata venuta alla luce senza vita il 13 luglio nella clinica Villa dei Fiori di Acerra. Al centro dell’inchiesta c’è il sospetto dei familiari che alcuni segnali di sofferenza fetale possano non essere stati adeguatamente valutati prima del parto.
A raccontare la vicenda è il padre della bambina, A.P., 43 anni, che insieme alla moglie G.R., 45 anni, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri il 20 luglio scorso, assistito dall’avvocato Francesco Petruzzi. “Ci avevano detto che la nostra bimba era morta nel grembo di sua madre perché strangolata dal cordone ombelicale – racconta l’uomo – ma dall’analisi dell’ultimo tracciato a cui è stata sottoposta mia moglie è emersa una sofferenza fetale che secondo noi è stata ignorata dal medico”.
Dopo l’esposto presentato dalla coppia residente a Casavatore, la Procura di Nola ha avviato gli accertamenti ipotizzando, nei confronti del ginecologo Francesco Botti, 71enne di Omignano (Salerno), il reato di interruzione colposa di gravidanza. Nell’ambito dell’indagine è stata disposta la riesumazione del corpo della neonata, che tre giorni fa è stato sottoposto ad autopsia. L’esame dovrà contribuire a chiarire le cause della morte e verificare se vi siano state eventuali responsabilità nella gestione degli ultimi giorni della gravidanza.
Secondo quanto riferito dalla famiglia, la gravidanza si era svolta regolarmente. La coppia sostiene però che durante l’ecografia pre-parto effettuata l’11 luglio, in regime intra moenia nella stessa struttura sanitaria dove poi la donna avrebbe partorito, sarebbero emersi elementi che avrebbero richiesto ulteriori valutazioni. In particolare, i genitori ritengono che dal successivo tracciato fosse già evidente una condizione di sofferenza fetale che non sarebbe stata affrontata con tempestività.
Il 13 luglio la donna si è recata in clinica per il parto. Gli accertamenti eseguiti al momento dell’arrivo avrebbero evidenziato l’assenza del battito cardiaco fetale. I sanitari hanno quindi disposto un parto cesareo d’urgenza, ma la bambina è nata senza vita.
Dopo la tumulazione della piccola, i genitori hanno iniziato a interrogarsi sulle circostanze della tragedia e, alcuni giorni più tardi, hanno deciso di presentare denuncia. L’iniziativa ha dato avvio agli accertamenti investigativi coordinati dalla Procura di Nola e condotti dai carabinieri. L’iscrizione del ginecologo nel registro degli indagati rappresenta, secondo quanto previsto dalla procedura, un atto necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti e permettere al medico di poter partecipare alle attività tecniche disposte dagli inquirenti.
Nei giorni successivi alla denuncia, i genitori hanno consegnato agli investigatori la documentazione sanitaria in loro possesso, compreso il referto dell’ultimo tracciato eseguito l’11 luglio. Proprio quel documento è ritenuto dalla famiglia un elemento centrale per ricostruire quanto accaduto. “Dopo la denuncia più volte siamo stati contattati dal medico – ha riferito il padre della neonata – che ci ha chiesto insistentemente la restituzione dell’unica copia del referto del tracciato eseguito l’11 luglio, quello in cui era emersa una sofferenza fetale secondo noi ignorata”.
Ora saranno gli accertamenti della magistratura, attraverso l’analisi della documentazione clinica e gli esiti dell’autopsia, a stabilire la dinamica dei fatti e







