Pincolini: “I Nazionali possono giocare subito”

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Cronache sport calcio
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Vincenzo Pincolini, storico preparatore atletico con un passato nel Milan e in Nazionale, ha espresso un parere autorevole sulla gestione dei giocatori al rientro dai grandi tornei internazionali. Secondo l’esperto, oggi nello staff della Lettonia, “due settimane di allenamenti bastano e avanzano per giocare dall’inizio alla prima di campionato”.

Pincolini ha analizzato la situazione specifica dei giocatori dell’Inter, Lautaro Martinez e Marcus Thuram. Per entrambi, il lavoro da svolgere sarà limitato, indipendentemente dal minutaggio avuto durante la competizione. La pausa servirà principalmente per recuperare energie mentali, prima ancora che fisiche.

I carichi di lavoro, secondo la sua previsione, saranno leggeri e focalizzati su routine di mantenimento. L’obiettivo non è ricostruire la condizione, ma rinfrescarla. Anche un impiego fin dal primo minuto è realistico, sebbene Pincolini consiglierebbe una gestione prudente, magari limitando il loro impiego a circa un’ora di gioco.

Il discorso si applica anche ai giocatori di Juventus e Milan, Adrien Rabiot e Mike Maignan. Per un portiere come Maignan, ha sottolineato Pincolini, potrebbe bastare anche una sola settimana di allenamento per ritrovare la forma. L’aspetto cruciale in questo caso è quello psicologico, poiché una pausa prolungata può rappresentare un’arma a doppio taglio.

Per un centrocampista come Rabiot, la strategia dipenderà molto dal dialogo con l’allenatore. I calciatori tendono a dichiararsi sempre pronti a giocare, anche quando sono affaticati. La gestione ideale prevederebbe carichi leggeri e un impiego iniziale parziale, simile a quello suggerito per gli interisti.

Una pausa di quindici giorni, per professionisti di questo livello, incide in modo molto relativo sulla condizione fisica. L’atleta moderno è una figura completa, che cura alimentazione, sonno e prevenzione anche durante le vacanze. Questa professionalità ha cambiato radicalmente la preparazione rispetto al passato.

Pincolini ha ricordato come, negli anni Ottanta e Novanta, i giocatori rientrassero dalle ferie con qualche chilo in più a causa di una minore attenzione all’aspetto nutrizionale. Oggi, invece, hanno tutte le carte in regola per essere subito competitivi.

Per una gestione ottimale, è fondamentale conoscere la storia clinica e atletica di ogni singolo giocatore. Pincolini ha portato l’esempio di Franco Baresi, che nel 1994 tornò in campo per la finale del Mondiale a soli 23 giorni da un’operazione al menisco.

Quel recupero lampo ebbe però delle conseguenze: il giocatore era talmente provato che faticò a ritrovare la condizione ottimale e dovette lavorare a parte per molto tempo. Questo dimostra che ogni caso va valutato individualmente, avendo un quadro completo della situazione.

La bravura di un allenatore in queste situazioni emerge dalla sua capacità di dialogo e di gestione. È essenziale saper interpretare le reali condizioni del giocatore, andando oltre la sua volontà di essere sempre in campo.

Un tecnico deve gestire l’aspetto psicologico del singolo, gli equilibri dello spogliatoio e le pressioni dell’ambiente. Come ha ricordato Pincolini parlando della sua esperienza nel grande Milan, una squadra vince soprattutto quando il gruppo sta bene ed è sereno.

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