NAPOLI – I Quartieri Spagnoli sono stretti nella morsa delle baby gang e della criminalità giovanile. In un contesto segnato dalla dispersione scolastica, dalla violenza e dalla facilità di reperire armi, le associazioni del territorio provano a costruire un’alternativa concreta per allontanare i ragazzi dalla strada, dalla camorra e dall’illegalità. Un lavoro difficile, spesso ostacolato anche da episodi di vandalismo, ma che continua nella convinzione che prevenzione, istruzione e opportunità possano cambiare il futuro dei più giovani. A raccontare le difficoltà quotidiane è Salvatore Iodice, presidente dell’associazione ‘Miniera’, impegnata sul territorio per creare occasioni di crescita e partecipazione per i ragazzi. Per Iodice, il primo grande problema da affrontare è quello della dispersione scolastica. “Il problema ai Quartieri Spagnoli è la dispersione scolastica, lo Stato sia più presente e sblocchi i bandi”, afferma.
Il tema centrale, dunque, è quello delle opportunità. Secondo il presidente di ‘Miniera’, ai ragazzi devono essere offerte alternative concrete prima che il loro percorso finisca nelle maglie della giustizia minorile. “I ragazzi devono poter fare esperienze lavorative prima di farsi spedire nel carcere minorile”, sottolinea Iodice, indicando nel lavoro e nella formazione strumenti fondamentali per intervenire in anticipo e impedire che i giovani vengano attratti dai circuiti criminali. La situazione, racconta, può diventare preoccupante già durante l’infanzia. “Ai Quartieri Spagnoli già a 10 anni si mettono sui motorini e assumono atteggiamenti violenti”, spiega. Un fenomeno che, secondo Iodice, si inserisce in un ambiente nel quale anche il reperimento di armi può risultare semplice: “Armi facili da reperire. Con pistole o coltelli in tasca, i ragazzi provano ad emulare i camorristi. Dobbiamo intervenire prima che sia troppo tardi”.
Di fronte a questo scenario, la risposta non può essere soltanto repressiva. Per il presidente dell’associazione Miniera, la vera prevenzione passa soprattutto dalla possibilità di garantire ai ragazzi strumenti culturali e percorsi educativi. “Cultura e istruzione rappresentano la cura efficace per dare un futuro a questi ragazzi”, sostiene. E’ una battaglia quotidiana, nella quale le associazioni si trovano a operare in condizioni spesso difficili. “Il compito che ci aspetta è molto arduo”, ammette Iodice. Il lavoro sul territorio, inoltre, è stato più volte danneggiato da atti vandalici. “Spesso siamo stati vittima di atti vandalici, che deturpavano le opere poste in essere con l’aiuto dei ragazzi”, racconta. Ogni episodio ha significato dover ricominciare. “Ogni volta abbiamo dovuto iniziare da capo”, spiega il presidente di Miniera. Una fatica che, però, non ha cancellato la volontà di continuare a intervenire nei Quartieri Spagnoli e di costruire percorsi alternativi per i più giovani.
“Abbiamo sempre voglia di rialzarci”, dice Iodice. Ma per riuscirci serve un impegno che coinvolga l’intera comunità. “Abbiamo bisogno che lo Stato e le famiglie diano il loro contributo”, conclude. La sfida, quindi, non riguarda soltanto le associazioni. E’ una responsabilità che coinvolge istituzioni, scuola e famiglie, chiamate a intervenire prima che il disagio si trasformi in devianza e che la strada diventi l’unico punto di riferimento. Nei Quartieri Spagnoli, il lavoro di chi opera ogni giorno sul territorio parte proprio da qui: offrire ai ragazzi occasioni di studio, formazione, lavoro e partecipazione, nella convinzione che prevenire sia molto più efficace che intervenire quando il percorso verso l’illegalità è già iniziato.






