NAPOLI (Sergio Olmo) – Incompatibile, ineleggibile, ergo abusivo. Per mesi hanno provato a far passare la nomina ad assessore regionale di Enzo Cuomo per una questione di cavilli, interpretazioni e tecnicismi. Ma adesso arriva il Ministero dell’Interno e mette un punto fermo: Vincenzo Cuomo, al momento della nomina, non poteva essere indicato come assessore della Regione Campania. Non uno, ma due i problemi segnalati dal Viminale nella risposta arrivata nelle scorse ore all’interrogazione del senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli, segretario della commissione Giustizia e della bicamerale Antimafia: incompatibilità con la carica di sindaco e mancanza dei requisiti di eleggibilità a consigliere regionale. Già, è proprio questo il cuore della pronuncia del ministero dell’Interno ai legittimi quesiti di Rastrelli. Un dato che cambia radicalmente il peso politico di una vicenda che il presidente della Regione Campania Roberto Fico e la sua maggioranza hanno scelto per mesi di ignorare. Rastrelli non usa mezze parole: “Il Viminale ha evidenziato come la nomina da parte del presidente Fico risulti effettuata in violazione della disciplina vigente, per incompatibilità con la carica di sindaco, e non essendo l’onorevole Cuomo all’atto della nomina in possesso dei richiesti requisiti di eleggibilità alla carica di consigliere regionale”.
Tradotto dal burocratese: incompatibile e ineleggibile. E dunque una nomina che, secondo quanto rilevato dal Ministero, è stata effettuata contra legem. Il primo capitolo riguarda la carica di sindaco di Portici. Cuomo aveva presentato le dimissioni, ma la legge prevede che diventino efficaci e irrevocabili dopo venti giorni. La tesi secondo cui sarebbe stato possibile rinunciare anticipatamente a quel periodo – rileva il ministero – non risolve il problema: quel termine non è semplicemente una facoltà personale del sindaco, ma una garanzia prevista dalla legge a tutela della stabilità dell’organo eletto. Non basta, insomma, dire: “rinuncio ai venti giorni”. Se la legge prevede un termine, non può essere cancellato con una dichiarazione privata quando fa comodo.
Ma c’è un secondo problema, ancora più pesante. Lo Statuto regionale richiede per gli assessori esterni il possesso dei requisiti di eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere regionale. E Cuomo, al momento della nomina, quei requisiti – secondo il Viminale – non li possedeva. Incompatibile come sindaco. Ineleggibile come consigliere regionale. E allora la domanda sorge spontanea: con quali requisiti è stato nominato assessore? Per Rastrelli, la risposta è ormai nelle carte. “Nonostante tali insanabili irregolarità, peraltro immediatamente denunciate, fossero palesi ed evidenti già sotto il profilo documentale, né il presidente dell’assemblea, Massimiliano Manfredi, né il presidente della Giunta, Roberto. Fico, hanno sinora ritenuto di intervenire”. Questa è la vera responsabilità politica della vicenda. Non il fatto che un problema sia stato scoperto dopo. Il problema era stato segnalato. Rastrelli l’aveva segnalato, Fico lo sapeva. Eppure ha scelto di andare avanti. Da allora la giunta ha deliberato, assunto provvedimenti, compiuto scelte politiche e stabilito impegni di spesa con la partecipazione di un assessore la cui nomina viene oggi formalmente messa in discussione dal Ministero dell’Interno.
E qui si apre un secondo fronte, tutt’altro che teorico. Che fine fanno gli atti ai quali Cuomo ha partecipato? Nessuno, naturalmente, sostiene che siano automaticamente tutti nulli o illegittimi. Sarebbe una conclusione che spetta agli organi competenti e che va verificata caso per caso. Ma proprio per questo è necessario fare ciò che Rastrelli chiede: “Un controllo di legalità e di regolarità formale su tutti gli atti amministrativi assunti con e dall’assessore Cuomo”. Perché se la nomina è stata effettuata in violazione della disciplina vigente, non è serio far finta che i mesi successivi non siano mai esistiti. E non è tutto. C’è infatti, poi, un’altra questione che potrebbe essere ancora più delicata. All’atto dell’assunzione dell’incarico Cuomo ha reso un’autocertificazione relativa all’assenza di cause di incompatibilità. Oggi, alla luce della posizione formalizzata dal Viminale, Rastrelli chiede che vengano valutati “i profili di veridicità della autocertificazione resa dall’onorevole Cuomo all’atto dell’assunzione della carica, in merito all’assenza di cause di incompatibilità”.
Attenzione: non significa affermare oggi che Cuomo abbia dichiarato il falso. Significa che la veridicità di quella dichiarazione deve essere verificata dagli organi competenti, alla luce di una circostanza che oggi non è più soltanto oggetto di polemica politica: il Ministero sostiene che, al momento della nomina, esisteva una condizione di incompatibilità. E adesso? Adesso pesa come un macigno la diffida di Rastrelli, inviata al presidente della regione, al presidente del Consiglio regionale e al Prefetto ad avviare le procedure di rito. La palla passa ora, in sostanza, al consiglio regionale. È lì che dovrà essere aperta la procedura prevista dall’ordinamento per verificare la posizione di Cuomo e assumere le conseguenti determinazioni. E c’è un particolare politicamente non secondario: a dover muovere questo procedimento sarà Massimiliano Manfredi, presidente del consiglio regionale e presidente della Giunta delle elezioni. Proprio Manfredi che, insieme a Fico, secondo Rastrelli, non è intervenuto nonostante le irregolarità fossero state denunciate fin dall’inizio.
Adesso non ci sono più scuse. Non è più Rastrelli o Fratelli d’Italia contro Cuomo o il centrosinistra. C’è un atto del Ministero dell’Interno che impone alle istituzioni regionali di confrontarsi con una questione precisa: come può essere rimasto in carica per mesi un assessore che, secondo il Viminale, non possedeva al momento della nomina i requisiti necessari per esserlo? E soprattutto: perché Fico, davanti ai primi rilievi, ha scelto di difenderlo invece di verificare fino in fondo? È questo il punto politico che il presidente della Regione dovrà spiegare. Perché una cosa è governare assumendosi il rischio di una scelta politica. Un’altra è governare ignorando che le regole siano rigorose. La vicenda Cuomo rischia così di diventare il primo vero banco di prova della stagione Fico sulla legalità istituzionale. Rastrelli, intanto, ha fatto quello che gli compete: ha sollevato il caso in Parlamento, ha ottenuto una risposta dal Viminale e ora ha formalmente diffidato il Consiglio regionale ad attivare le procedure conseguenti. Toccherà ora a Manfredi verificare e a Fico rispondere. Perché se la politica pretende di essere credibile quando parla di legalità, deve esserlo soprattutto quando la legge riguarda casa propria. E qui il problema non è più soltanto Cuomo. È Fico che lo ha nominato, Fico che lo ha difeso e Fico che oggi deve renderne conto. Intanto Cuomo fa sapere di essere tranquillo e sostiene che si tratti soltanto di una strumentalizzazione politica da parte dell’opposizione.








