Simone Inzaghi ha concesso un’intervista a Il Giornale, toccando numerosi argomenti legati al suo passato e al suo presente. L’attuale allenatore dell’Al-Hilal ha parlato a lungo delle sue ex squadre, Inter e Lazio, e della sua esperienza in Arabia Saudita.
Pur trovandosi in Arabia, dove le televisioni trasmettono principalmente Premier League, Liga e Champions League, il tecnico segue con attenzione la Serie A tramite le app. Per la corsa allo Scudetto ha indicato l’Inter come favorita sulla carta, pur sottolineando la competitività di molte altre squadre come Milan, Napoli, Juventus, Roma e la neopromossa Como.
Riguardo al suo periodo in nerazzurro, ha definito i quattro anni vissuti a Milano come “meravigliosi”. Ha ricordato i sei trofei vinti e le due finali di Champions League raggiunte, sottolineando come la squadra sia rimasta competitiva nonostante una situazione economica complessa. Il club, in quel periodo, doveva operare con grande cautela sul mercato per risanare un bilancio che era vicino al collasso.
L’allenatore ha elogiato la dirigenza per la trasparenza e la capacità di gestire la situazione finanziaria. Ha affermato di non aver mai usato quelle difficoltà come alibi, ma di averle trasformate in uno stimolo per costruire, far crescere i giocatori, creare valore e rafforzare ulteriormente la mentalità del gruppo.
Se potesse rigiocare una partita, sceglierebbe senza dubbio la finale di Istanbul contro il Manchester City. Secondo il tecnico, la sua squadra avrebbe meritato di più, essendo andata vicinissima a un “miracolo sportivo” contro la formazione più forte dell’ultimo decennio.
Inzaghi ha anche risposto alle critiche di essere un allenatore “integralista”, spiegando che il sistema di gioco deve sempre adattarsi ai giocatori a disposizione. Ha poi difeso la sua strategia di sostituire sistematicamente i giocatori ammoniti, una pratica che ha iniziato nel 2018 e che ora è stata adottata da molti suoi colleghi. “Giocare in 10 contro 11 con l’intensità attuale equivale a mezza partita persa”, ha spiegato, aggiungendo che molti altri allenatori condividono la sua visione.
Un pensiero è stato rivolto anche alla Lazio, la cui situazione attuale gli suscita “tristezza”. Ha espresso la speranza che il club possa uscire presto da un momento difficile, sottolineando la sofferenza dei tifosi che disertano lo stadio. L’ambiente biancoceleste è qualcosa che conosce profondamente, avendovi trascorso 22 anni della sua carriera.
Ha poi raccontato un aneddoto del suo passato da calciatore. Nell’estate del 1999, dopo una grande stagione al Piacenza, sostenne le visite mediche con il Milan. Il trasferimento saltò a causa di una diagnosi medica che individuò una predisposizione agli infortuni alla schiena, un problema che si rivelò veritiero e che ne condizionò la carriera. Il destino lo portò quindi alla Lazio, dove vinse subito lo Scudetto e il titolo di capocannoniere in Champions League.
Riguardo al suo futuro, con un contratto in scadenza con l’Al-Hilal, l’allenatore ha preferito non sbilanciarsi, affermando di essere concentrato sul presente e di voler dare il massimo per il suo attuale club, con cui punta a vincere nuovi trofei.
Non ha però chiuso le porte a un ritorno nel calcio che conta. “L’Italia è nel mio cuore, l’Europa sarebbe un grande stimolo”, ha dichiarato, aggiungendo di aver migliorato molto il suo inglese, fattore che eliminerebbe ogni barriera linguistica per una nuova avventura nel continente.




