Diffamazione contro il Colonnello Cagnazzo: condannati Rti (gruppo Mediaset), la “Iena” Giulio Golia e i fratelli Vassallo

Sentenza civile del Tribunale di Frosinone sul caso del sindaco di Pollica: stabilito un risarcimento di centomila euro per i servizi televisivi de Le Iene, mentre viene esclusa ogni responsabilità per l'intervistato Francesco Avallone.

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Fabio Cagnazzo e Giulio Golia
Fabio Cagnazzo e Giulio Golia

Riassunto

Sentenza civile del Tribunale di Frosinone sul caso del sindaco di Pollica: stabilito un risarcimento di centomila euro per i servizi televisivi de Le Iene, mentre viene esclusa ogni responsabilità per l'intervistato Francesco Avallone.

Il Tribunale ordinario di Frosinone, in composizione monocratica, ha pronunciato una sentenza di condanna per diffamazione a mezzo televisivo nei confronti di Reti Televisive Italiane, del giornalista Giulio Golia e dei fratelli Dario e Massimo Vassallo. La decisione, emessa il ventiquattro agosto scorso, accoglie parzialmente la domanda di risarcimento danni presentata dal Colonnello dell’Arma dei Carabinieri Fabio Cagnazzo. Al centro del contenzioso legale vi sono cinque servizi della trasmissione Le Iene, andati in onda sull’emittente Italia uno nell’autunno del duemiladiciannove, dedicati alla ricostruzione delle indagini sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, avvenuto nel settembre del duemiladieci (I PARTICOLARI DELLA SENTENZA).

La ricostruzione nei servizi giornalistici

Secondo quanto stabilito dal Tribunale, la narrazione giornalistica ideata e condotta da Giulio Golia non si è limitata alla cronaca dei fatti, ma è stata strutturata in chiave suggestiva e allusiva. Attraverso l’uso di accostamenti di immagini, commenti fuori campo e domande allusive, i servizi avrebbero ingenerato nello spettatore medio il sospetto che il Colonnello Cagnazzo fosse coinvolto in attività di traffico di stupefacenti e avesse attuato condotte volte a depistare le indagini sull’omicidio del sindaco. Il giudice ha stabilito che tali modalità comunicative hanno superato i limiti del lecito esercizio del diritto di cronaca e del canone di continenza espressiva, ledendo gravemente l’onore e la reputazione professionale e personale dell’ufficiale.

Il riparto delle responsabilità e le sanzioni pecuniarie

La sentenza ha condannato in solido Reti Televisive Italiane, Giulio Golia, Massimo Vassallo e Dario Vassallo al pagamento di centomila euro a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, oltre a interessi e rivalutazione monetaria a partire dal diciannove novembre duemiladiciannove, data di messa in onda dell’ultimo servizio televisivo oggetto di causa. Nel rapporto interno tra i corresponsabili, il Tribunale ha stimato la ripartizione causale del danno attribuendo il quaranta per cento di responsabilità a Giulio Golia, il quaranta per cento a Reti Televisive Italiane e il venti per cento complessivo ai fratelli Vassallo, quota quest’ultima divisa in parti uguali tra Dario e Massimo Vassallo.

In aggiunta a questa somma, il giornalista Giulio Golia, in qualità di autore materiale dell’illecito, è stato condannato al pagamento di un’ulteriore somma di ventimila euro come riparazione pecuniaria ai sensi della legge sulla stampa. Il Tribunale ha inoltre ordinato, come forma di riparazione in forma specifica, la pubblicazione di un estratto della sentenza sulla pagina principale del sito internet de Le Iene per la durata di trenta giorni consecutivi, a cura e spese dei convenuti soccombenti. Sono state invece rigettate le richieste di risarcimento per danno patrimoniale e danno biologico permanente avanzate dal Colonnello Cagnazzo, in quanto non è stata fornita idonea prova del nesso causale diretto tra i servizi televisivi e il suo successivo mutamento d’incarico professionale o i riscontrati problemi di salute.

La posizione dei soggetti intervistati nella vicenda

La sentenza fa chiarezza anche sulla posizione dei singoli soggetti intervistati nei servizi televisivi. Il Tribunale ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva per Francesco Avallone, rigettando ogni domanda risarcitoria nei suoi confronti. Le sue dichiarazioni, registrate a sua insaputa da Giulio Golia e trasmesse nonostante il suo esplicito rifiuto, si riferivano infatti all’operato dei Carabinieri in termini generali e non contenevano accuse dirette a Cagnazzo. Il coinvolgimento del Colonnello nel servizio è stato ritenuto il frutto esclusivo di una successiva rielaborazione narrativa e di montaggio operata dal giornalista.

Al contrario, i fratelli Dario e Massimo Vassallo sono stati ritenuti responsabili in concorso poiché non si sono limitati a esprimere il dolore per la perdita del familiare ma, a giudizio del Tribunale di Frosinone, hanno formulato affermazioni e allusioni volte a suggerire un depistaggio operato dal Colonnello Cagnazzo attraverso una sua annotazione di servizio. Inoltre, secondo il giudice, Dario Vassallo ha amplificato la portata lesiva diffondendo sul proprio profilo Facebook alcuni estratti dei servizi televisivi accompagnati da commenti critici.

I PARTICOLARI DELLA SENTENZA

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