Inter, Handanovic spiega l’addio: “Principi sbagliati”

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Cronache Mercato
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Ho spiegato le ragioni del mio addio all’Inter, una decisione maturata per una questione di principio legata al settore giovanile. A marzo la società mi ha offerto la guida della Primavera, un’opportunità di crescita che avrei colto volentieri. La mia unica condizione era poter lavorare con il mio gruppo di ragazzi, anche sotto età, per impostare un programma di sviluppo mirato.

Nei settori giovanili italiani, però, esiste un’abitudine che considero sbagliata e controproducente. Mi è stato chiesto di far giocare in partita chi non aveva trovato spazio con l’Under 23, sacrificando i giovani con cui mi sarei allenato durante la settimana. Mi sono domandato quale fosse il senso di questa logica: se un calciatore non viene ritenuto idoneo per la Serie C, perché dovrebbe togliere il posto a un talento della Primavera?

Il club non ha condiviso questa mia visione e così ho deciso di farmi da parte. Purtroppo la decisione finale è arrivata solo a giugno, quando era ormai tardi per trovare un’altra sistemazione. Sono paziente, l’occasione giusta arriverà presto.

A breve sosterrò l’esame per il patentino Uefa Pro e mi sento pronto per una nuova avventura. Ho una grande voglia di iniziare a lavorare con i professionisti e di misurarmi nel calcio dei grandi. Ammiro molti allenatori e dal loro lavoro ho cercato di imparare il più possibile.

Apprezzo molto Sarri, il suo Napoli è una squadra che andrebbe sempre citata, anche se non ha vinto. Ricordo che, pur da avversario, cercavo di non perdermi mai le loro partite. Mi piacciono molto anche Gasperini e Spalletti, e ho una stima particolare per De Zerbi, con cui ho parlato nell’estate del 2023 per un possibile trasferimento al Brighton.

Sulle recenti vittorie dell’Inter, ho le idee chiare. Con Spalletti sono state gettate le fondamenta della squadra vincente. Non avevamo una rosa da Scudetto, ma abbiamo centrato due quarti posti all’ultima giornata, che rispecchiavano il nostro reale valore. È stato con l’arrivo di Conte, della sua mentalità e di acquisti importanti, che è nato lo zoccolo duro di cui hanno beneficiato anche gli allenatori successivi.

Conte è uno che chiede tantissimo, a sé stesso e agli altri, e vive solo per il calcio. Per lui tutto si basa sulla preparazione maniacale, sugli schemi e sui compiti da rispettare. Questo approccio funziona per uno o due anni, poi si rischia che il sistema imploda, e a quel punto lui cambia aria. Inzaghi ha avuto il grande merito di liberare la fantasia dei giocatori più talentuosi, rendendo la squadra più bella da vedere.

Noi abbiamo costruito, chi è arrivato dopo ha raccolto i frutti. La vera forza dell’Inter è stata la continuità nel tempo. Esiste un nucleo italiano forte, affiancato da stranieri che, essendo qui da anni, hanno assimilato la cultura del club. Ho visto una foto del Milan campione d’Italia di recente: sono rimasti solo in due. È impossibile costruire così.

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