Fabio Grosso non è più l’allenatore della Fiorentina. La decisione è maturata a seguito di un avvio di campionato disastroso, con tre sconfitte nelle prime tre giornate, e ufficializzata da un comunicato del club.
I soli risultati negativi, però, non bastano a spiegare la separazione. Dietro l’esonero si cela un rapporto ormai logoro tra l’allenatore e il direttore sportivo Fabio Paratici, culminato in un duro confronto faccia a faccia avvenuto in tarda serata prima dell’annuncio ufficiale.
Durante l’animato dialogo sono emerse profonde divergenze sulla gestione tecnica, sulle strategie di mercato e sul progetto per superare la crisi. Lo scontro ha evidenziato una frattura insanabile, al termine del quale sarebbe emersa la volontà dello stesso Grosso di farsi da parte, spianando la strada alla decisione della società.
Le crepe nel rapporto con la dirigenza erano nate già al termine della sessione estiva di calciomercato. Il tecnico, fautore del modulo 4-3-3, si aspettava un rinforzo di qualità sulle fasce per completare il suo scacchiere tattico, un innesto che però non è mai arrivato.
Un altro motivo di attrito è stato legato alla gestione del caso Moise Kean. L’allenatore avrebbe auspicato una risoluzione più rapida della vicenda legata alla possibile cessione dell’attaccante, per avere certezze sulla composizione del reparto offensivo e poter lavorare con un gruppo definito.
Dal canto suo, Paratici appariva insoddisfatto non solo dei punti in classifica, ma anche della qualità del gioco espresso dalla squadra. Il direttore sportivo contestava la mancanza di un’identità tattica chiara e la scarsa continuità nelle scelte di formazione, ritenute un ostacolo alla crescita del collettivo.
Il rapporto si è incrinato in modo definitivo dopo la sconfitta subita in rimonta contro il Torino. Perdere in casa dopo essere passati in vantaggio è stato il colpo di grazia, un segnale di fragilità che la dirigenza non ha potuto più ignorare e che ha accelerato la drastica decisione.
Ora la società ha voltato pagina, affidando la squadra a Paolo Vanoli. Per il nuovo tecnico si tratta di un ritorno sulla panchina viola, dopo averla già guidata nella passata stagione. L’eredità è pesante: Vanoli dovrà risollevare una squadra ultima in classifica, senza punti e con il morale a terra.








