NAPOLI – Si è conclusa dopo circa un mese la latitanza di uno dei tre uomini chiave dell’inchiesta sul contrabbando di prodotti energetici gestito all’ombra del clan Mazzarella. L’uomo, che si era reso irreperibile fuggendo in Grecia, si è costituito lo scorso 25 agosto presso la Casa Circondariale di Napoli-Secondigliano, ponendo fine alla sua fuga e chiudendo il cerchio sull’esecuzione delle misure cautelari disposte dalla magistratura. Si tratta dell’epilogo di una complessa e articolata attività investigativa, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta con meticolosità dai finanzieri del Comando Provinciale di Caserta, che ha smantellato un lucroso sodalizio criminale capace di generare un’evasione fiscale milionaria.
L’operazione ha portato all’applicazione della custodia in carcere per tre indagati. Per due di loro, l’accusa è pesantissima: associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti energetici, con l’aggravante di aver agito per agevolare le attività del clan camorristico Mazzarella. Il terzo uomo, proprio colui che si è recentemente costituito, è invece indagato per il reato ancora più grave di associazione di tipo camorristico, a testimonianza del suo ruolo organico all’interno del predetto sodalizio.
Il percorso giudiziario che ha portato agli arresti è stato lungo e travagliato. Il provvedimento restrittivo era stato emesso in origine dal Tribunale del Riesame di Napoli, in sede di appello su una precedente decisione. La difesa degli indagati aveva tentato l’ultima carta, presentando ricorso in Cassazione. Ma lo scorso 15 luglio 2026, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, rendendo il dispositivo di arresto definitivo ed esecutivo. A quel punto, per gli investigatori è scattata la fase operativa: due dei tre destinatari della misura sono stati immediatamente rintracciati e condotti in carcere. Il terzo, intuendo forse l’imminente cattura, si era già dileguato all’estero, costringendo l’autorità giudiziaria a emettere un Mandato di Arresto Europeo. La sua latitanza, tuttavia, è durata poco più di un mese, prima della resa a Secondigliano.
Le indagini hanno fatto luce su un sistema criminale ben oliato e ramificato. Il gruppo, operante su tutto il territorio campano, aveva stabilito contatti con una rete di fornitori sia comunitari che nazionali per approvvigionarsi di ingenti quantità di prodotti energetici di contrabbando. La merce illecita veniva poi immessa sul mercato attraverso una rete di depositi commerciali e distributori di carburante compiacenti, che la vendevano al pubblico ignaro, generando profitti enormi per l’organizzazione e un danno altrettanto ingente per le casse dello Stato.
I numeri dell’operazione sono impressionanti e danno la misura del volume d’affari del sodalizio. Nel corso delle attività investigative, le Fiamme Gialle hanno sequestrato 133.796 litri di prodotti. Ma è la stima del consumato in frode a delineare la portata del business: ben 10.162.053 litri di carburante sottratti all’accertamento fiscale. Le imposte evase ammontano a quasi 8 milioni di euro, di cui 4.911.414,55 euro di Accisa e 2.906.660,62 euro di IVA. A questa cifra si aggiunge un’ulteriore frode, legata alla fittizia creazione e successiva cessione di crediti fiscali derivanti da dichiarazioni IVA fraudolente, per un valore di 6.027.956,00 euro. Il danno complessivo per l’erario sfiora così i 14 milioni di euro.
È fondamentale sottolineare che il provvedimento eseguito costituisce una misura cautelare personale, disposta nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati sono pertanto da considerarsi presunti innocenti fino a una sentenza di condanna definitiva.






