L’abbraccio disperato del figlio di 6 anni: “Papi no”. Ma lui picchia l’ex compagna: arrestato

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GIUGLIANO IN CAMPANIA – C’è un’immagine che, più di ogni altra, cristallizza l’orrore consumatosi ieri pomeriggio in un appartamento di Giugliano. È l’immagine di un bambino di appena sei anni che cinge le gambe del padre in un abbraccio disperato, non per affetto, ma per tentare di arginare una furia cieca. “Papi no, papi no”, ripete con la sua vocina spezzata, mentre l’uomo, un 32enne accecato dalla rabbia, si prepara a scatenare l’inferno. Un tentativo tanto tenero quanto inutile. L’uomo spinge via il piccolo e si avventa sulla sua preda: l’ex compagna, la madre di quel bambino.

Sono quasi le 17 di ieri, 7 settembre 2026, quando la violenza esplode. L’uomo la colpisce con una ferocia inaudita. Pugni, calci, senza sosta. Si accanisce sul volto, mentre la donna, a terra, riesce solo a gridare il nome di una vicina, un’ultima, flebile speranza di aiuto che si perde tra le mura domestiche. La scena è agghiacciante, resa ancora più tragica dalla presenza del figlio, testimone involontario di una brutalità che nessun bambino dovrebbe mai vedere.

Quando la furia si placa, la vittima è a terra, dolorante e terrorizzata. La corsa in ospedale confermerà la gravità delle percosse: una costola fratturata, il viso tumefatto, contusioni multiple. I medici del pronto soccorso la dimetteranno con una prognosi di 30 giorni. Ma le ferite più profonde non sono quelle visibili. Sul suo volto c’è l’espressione di chi si è arresa alla paura già da tempo, di chi ha sopportato in silenzio per troppo a lungo.

Perché non è la prima volta. Ma questa volta, qualcosa si è rotto. Vedere il proprio figlio coinvolto, vedere il suo piccolo corpo usato come scudo e poi respinto, è stata la scintilla che ha acceso in lei la determinazione a dire basta.

Poche ore dopo, alle 22 passate, la donna si presenta alla stazione dei Carabinieri di Pozzuoli. Il suo racconto è un fiume in piena che travolge anni di silenzio e sofferenza. Parla di mesi, anni di vessazioni, di un incubo iniziato ben prima di quest’ultimo pestaggio. Racconta di come, dal 2023, la sua vita sia diventata una prigione di ansia, costretta a guardarsi continuamente intorno ogni volta che usciva di casa, nel terrore di essere seguita, pedinata, aggredita. Il motivo? Una gelosia morbosa, un senso di possesso che il suo ex non ha mai accettato di perdere, nonostante la loro relazione fosse finita e lei avesse ormai un nuovo compagno.

I militari della stazione di Pozzuoli ascoltano con attenzione quella testimonianza straziante, corroborata dai segni evidenti della violenza subita. Non c’è tempo da perdere. Raccolti tutti gli elementi, passano all’azione. Rintracciano il 32enne e, sulla base del racconto della vittima e delle prove raccolte, lo arrestano in regime di “flagranza differita” per i reati di atti persecutori e lesioni personali aggravate. Per lui si sono aperte le porte del carcere, in attesa di comparire davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia e fornire la sua versione dei fatti. Resta la cicatrice, indelebile, di un bambino di sei anni che ha tentato con un abbraccio di proteggere la madre dalla furia di quel padre che implorava di fermarsi.

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