Torri Gemelle, la strage 25 anni fa. Il mondo ricorda le tremila vittime

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11 settembre 2001
11 settembre 2001

NEW YORK – Il 25esimo anniversario, quello di quest’anno, rimuove definitivamente l’11 settembre 2001 dalla categoria della cronaca e lo consegna alla Storia. La New York e l’America di oggi sono una città e un Paese profondamente diversi. Un’intera generazione di americani e newyorchesi è nata dopo quella tragedia, col rischio che il ricordo, la memoria, finiscano per trasformarsi in retorica. LaPresse ne ha parlato con Claudio Pagliara, storico corrispondente dall’estero della Rai – il suo ultimo incarico proprio negli Stati Uniti – e oggi direttore dell’Istituto italiano di cultura di New York. “Cento milioni di americani, di fatto quasi un terzo della popolazione, sono nati dopo quel giorno”, spiega Pagliara, “si pone un problema che già da tempo riguarda altre grandi tragedie dell’umanità: come preservare la memoria. Ho visto iniziative interessanti. Il Museo dell’11 settembre proprio quest’anno ha annunciato una serie di attività che hanno quello scopo: la distribuzione nelle scuole di materiale audiovisivo con le testimonianze di chi è scampato e di chi era presente”.

C’è poi la necessità di ricordare anche il ‘dopo’, la risposta unitaria della città e del Paese, per rievocare uno spirito che negli anni è andato perso. “C’è un aspetto interessante che, con il passare degli anni, secondo me viene sempre più alla luce – prosegue Pagliara -. Oltre a ricordare ciò che è successo l’11 settembre, si tende ormai sempre di più a celebrare o commemorare il 12 settembre. Ci fu una risposta corale del mondo che aiutò New York a risollevarsi. E ci fu una risposta corale degli stessi newyorkesi. Chiunque potesse essere utile, dai ristoratori a qualsiasi altra categoria, si mise a disposizione. Lavorarono per mesi gratuitamente per consentire, per esempio, ai soccorritori di avere i pasti. Attrezzarono tutta una serie di ristoranti e bar che si trovavano lì davanti a Ground Zero. Ci fu questa risposta incredibile della città, che poi non c’è mai più stata. Non c’è mai più stato un momento nel quale la città si sia veramente unita di fronte a una tragedia. Se pensiamo al Covid, per citare un’altra tragedia che dal punto di vista numerico supera abbondantemente l’11 settembre in termini di morti, la città si è divisa su come rispondere, così come si è diviso il Paese. La particolarità dell’11 settembre, a distanza di venticinque anni e dopo che sono arrivate tragedie di altra natura, è che, di fronte a un attentato terroristico senza precedenti, si annullò ogni confine politico”.

Una città e un’America – e un mondo – diversi, quindi. La polemica politica è ora legata alla presenza del sindaco musulmano Zohran Mamdani, che all’epoca degli attacchi non aveva ancora 10 anni. “Considero un errore chiedere che Mamdani non sia presente alla cerimonia. Secondo me, quei familiari che sostengono che non dovrebbe venire, sbagliano. Tradiscono lo spirito della cerimonia, al di là di qualunque giudizio politico si possa avere sull’uomo o sul politico”, riflette Pagliara, “fin dall’inizio il Museo dell’11 settembre, che ha sempre organizzato questa commemorazione, ha voluto sottolineare il carattere assolutamente non politico della cerimonia. Tant’è vero che non sono ammessi oratori. Non c’è nessuno che parla. Quest’anno Trump non verrà, negli anni scorsi c’erano altri presidenti, ma non parlavano. Le autorità nazionali, federali e locali vanno lì per commemorare i morti. Punto e basta”.

Pagliara fa infine un’ultima riflessione. “Negli anni successivi all’11 settembre – rimarca – si è parlato molto di islamofobia. Ovviamente, quando succedono cose del genere, c’è una reazione epidermica. Per quanto sbagliata, possiamo comprenderla: una diffidenza verso un mondo dal quale un’estrema minoranza ha compiuto un atto tanto sciagurato. Però forse New York insegna anche questo: non solo il terrorismo, ma neppure l’islamofobia ha vinto. Venticinque anni dopo, questa città ha eletto un sindaco musulmano. Se l’islamofobia fosse stata così grande, non avremmo mai avuto un sindaco musulmano. Invece lo abbiamo. Di nuovo, a prescindere dal giudizio che si può dare della persona”.

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