Il Como ha scritto una pagina di storia al suo esordio assoluto in Champions League. La squadra lariana ha superato il Lipsia allo stadio Sinigaglia, conquistando una vittoria prestigiosa che corona una rapida e straordinaria ascesa dalla Serie B alla massima competizione europea per club. Un traguardo raggiunto in soli tre anni.
Il successo assume un valore ancora maggiore se contestualizzato nel panorama italiano. Quella del Como è stata infatti l’unica vittoria ottenuta dalle quattro squadre italiane impegnate nel turno europeo. Al di là di un calendario che potrebbe essere stato più benevolo rispetto ad altri, il risultato ottenuto dalla formazione di Cesc Fàbregas è un segnale forte della bontà del progetto tecnico e societario.
Lo stesso allenatore spagnolo ha più volte sottolineato l’importanza della pazienza nel calcio, un elemento fondamentale quando si lavora con tanti giovani. “Alleno tanti ragazzi giovani: con loro bisogna avere pazienza, un aspetto che nel calcio di oggi troppo spesso manca”, ha dichiarato in passato. A Como, Fàbregas ha trovato l’ambiente ideale per applicare la sua visione, basata sulla crescita e sulla continuità di un progetto a lungo termine.
La formazione schierata contro il club tedesco è l’emblema di questa filosofia. L’undici titolare comprendeva diversi giocatori under 24, affiancati da elementi di maggiore esperienza scelti per guidare il gruppo. Non una semplice somma di acquisti costosi, ma un insieme di calciatori funzionali al sistema di gioco del tecnico, che li ha voluti per interpretare la sua idea di calcio proattivo e tecnico.
La strategia della proprietà Hartono ha previsto investimenti importanti per rinforzare la rosa e renderla competitiva ai massimi livelli. Tuttavia, la serata europea ha dimostrato come il club non si limiti a spendere, ma sappia anche valorizzare il capitale investito. La politica societaria punta a creare valore, facendo crescere i giocatori e aumentandone il potenziale tecnico ed economico.
Esempi concreti di questo approccio sono calciatori come il portiere Jean Butez o l’attaccante Tasos Douvikas. Entrambi hanno visto aumentare in modo significativo il proprio valore di mercato da quando vestono la maglia del Como, a testimonianza di come il sistema di gioco e il lavoro dello staff tecnico riescano a esaltare le qualità dei singoli. Si tratta di un modello virtuoso che unisce l’ambizione sportiva alla sostenibilità finanziaria.
Il debutto vincente in Champions League non rappresenta quindi un punto d’arrivo, ma la potente affermazione di un metodo. Il Como si è presentato sul palcoscenico più importante d’Europa non come una sorpresa estemporanea, ma come una realtà solida, con un’identità chiara e una programmazione che guarda al futuro con fiducia e competenza.





