Sérgio Conceição, in una lunga intervista, ha ripercorso la sua carriera da calciatore in Serie A, un’avventura che lo ha visto protagonista con le maglie di Parma, Lazio e Inter. Il tecnico portoghese ha condiviso ricordi e aneddoti del suo passato italiano, un periodo rimasto impresso nella sua memoria mentre suo figlio, Francisco, milita oggi nella Juventus.
L’ex centrocampista ha descritto il suo carattere in campo, definendolo guidato da una smisurata ambizione e voglia di essere protagonista. “Il mio modo di essere non era mai contro qualcuno, ma avevo una grande voglia di arrivare ai vertici”, ha spiegato, ammettendo che la sua “acidità agonistica” potesse essere complicata da gestire per un allenatore.
Il cuore dei suoi ricordi è legato all’esperienza con la Lazio, una squadra che ha definito di altissimo livello. Ha sottolineato come quel gruppo fosse una fucina di futuri allenatori, citando compagni come Inzaghi, Simeone e Mancini. Nonostante la grande confusione e le forti personalità presenti nello spogliatoio, quella formazione ha ottenuto successi straordinari.
“Nei miei due anni alla Lazio abbiamo vinto cinque o sei trofei”, ha raccontato. La squadra ha conquistato uno storico Scudetto, l’ultima Coppa delle Coppe, la Supercoppa Europea, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. L’unico grande rammarico rimane la Champions League. “Siamo arrivati ai quarti e abbiamo affrontato il grande Valencia di Cúper. Abbiamo perso in una di quelle serate in cui non è andato bene nulla”.
La delusione è ancora viva: “Credo che avessimo una squadra in grado di vincere anche la Champions”. Conceição ha poi parlato del suo passaggio all’Inter, un’altra esperienza di altissimo livello. Con i nerazzurri ha raggiunto la semifinale di Champions League, persa nel derby contro il Milan per la regola dei gol in trasferta dopo un doppio pareggio.
La beffa fu amplificata dal vedere i rossoneri, con il connazionale Rui Costa, vincere poi il trofeo in finale contro la Juventus. Anche a Milano, ha ricordato, la rosa era eccezionale. “Avevamo una squadra fantastica, con Materazzi, Vieri, Recoba, Zanetti, Córdoba, Toldo… Una grandissima squadra”. Un commento finale, “Altri tempi!”, chiude la sua riflessione su un’era del calcio italiano ricca di campioni e club memorabili.






