POZZUOLI – Un castello di carte costruito su identità fittizie, documenti elettronici falsificati e persino una targa clonata per muoversi come un fantasma. Un piano meticoloso, quasi perfetto, che ha permesso a un uomo di 39 anni di ingannare il sistema e aprire due conti correnti con generalità diverse. A farlo crollare, però, non è stata una complessa indagine informatica, ma un errore tanto banale quanto fatale: la troppa sicurezza di sé, che lo ha spinto a tornare, per ben quattro volte, nello stesso ufficio postale. La sua incredibile storia di audacia criminale si è conclusa ieri, 11 settembre, con le manette ai polsi, strette dai carabinieri della stazione di Pozzuoli.
La vicenda, che ha i contorni di una sceneggiatura cinematografica, ha inizio circa un mese fa. Ai primi di agosto, un uomo dall’aspetto curato, alto circa un metro e ottanta, di carnagione scura e con una corporatura palestrata, si presenta allo sportello delle Poste di Arco Felice. Con disinvoltura, esibisce una carta d’identità elettronica di ultima generazione. La foto è la sua, ma i dati anagrafici sono di un’altra persona: nome, cognome, data di nascita e una residenza fittizia a Pomezia. L’operazione va a buon fine e il primo conto corrente viene aperto senza destare sospetti.
Passa solo qualche giorno e il 39enne, napoletano di origine, residente ad Arcore ma di fatto domiciliato a Pozzuoli, decide di alzare la posta. Torna nello stesso ufficio, forte del primo successo. Questa volta si affida a un altro documento falso e, per sua fortuna, trova allo sportello un impiegato diverso dal precedente. Anche il secondo tentativo riesce: un nuovo conto, una nuova identità, un altro tassello nel suo mosaico di illegalità.
La svolta arriva il 26 agosto. L’uomo, forse per controllare i suoi conti o per tentare una terza operazione, si presenta nuovamente alle Poste di Arco Felice. È in questo momento che la sua fortuna si esaurisce. Dietro gli sportelli, quel giorno, sono presenti entrambi i dipendenti che, in occasioni diverse, avevano gestito le sue pratiche. Bastano pochi sguardi incrociati, un attimo di esitazione. L’uomo, alto e riconoscibile, viene immediatamente identificato come il titolare di due conti con generalità differenti. Intuendo di essere stato scoperto, si allontana in silenzio, senza dare spiegazioni. Il suo comportamento anomalo spinge i due impiegati a confrontarsi. Compresa la gravità della situazione, la direttrice dell’ufficio non perde tempo: attiva immediatamente il protocollo antifrode, bloccando entrambi i conti correnti e segnalando l’anomalia.
L’epilogo, carico di tensione, si consuma ieri mattina. Ignaro che la trappola fosse già scattata, il 39enne torna per la quarta volta in quell’ufficio postale, questa volta infuriato. «Mi hanno bloccato il conto, pretendo delle spiegazioni», avrebbe esclamato, con arroganza. La direttrice, con grande prontezza di spirito, lo intrattiene con una scusa, mentre con discrezione allerta il 112. In pochi minuti, una pattuglia dei carabinieri di Pozzuoli è sul posto. L’uomo viene bloccato prima che possa tentare la fuga.
La perquisizione immediata svela il primo strato del suo inganno: nelle sue tasche vengono trovati i documenti contraffatti usati per aprire il primo conto. Ma le sorprese non sono finite. Gli accertamenti si estendono allo scooter Honda Sh con cui era arrivato. All’interno del vano portaoggetti, i militari rinvengono il secondo set di documenti falsi. Il colpo di scena finale riguarda proprio il mezzo: la targa era clonata e risultava appartenere a un altro scooter identico. Un espediente, secondo gli inquirenti, finalizzato a eludere un sequestro amministrativo che gravava sul veicolo e, soprattutto, a rendere i suoi spostamenti praticamente impossibili da tracciare.
Trasferito in carcere, il 39enne dovrà ora rispondere delle pesanti accuse di possesso di documenti falsi, uso di atto falso e sostituzione di persona. La sua carriera di truffatore si è infranta contro il volto attento di due impiegati e l’eccessiva fiducia in un’abitudine che si è rivelata la sua condanna.









