SESSA AURUNCA (CE) – Una telefonata che sembrava un’ancora di salvezza, ma che nascondeva l’abisso di un raggiro ben orchestrato. Una voce ferma e rassicurante, che si presentava come un tutore della legge, ha convinto un pensionato di 68 anni a versare i suoi risparmi, ben 7mila euro, su conti correnti controllati da una presunta banda di truffatori. Si è conclusa in queste ore, con la denuncia in stato di libertà di tre persone, una meticolosa attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione di Sessa Aurunca, che hanno smascherato un raggiro che si estendeva dal casertano fino alla Sardegna.
Le indagini, coordinate dall’Autorità giudiziaria, sono scattate in seguito alla querela sporta dalla vittima, un uomo di 68 anni originario proprio del comune aurunco ma da tempo residente a Torino. L’uomo, raggiunto telefonicamente, si è trovato a dialogare con interlocutori che, con abile maestria, si sono spacciati per appartenenti alle forze di polizia. Facendo leva sulla fiducia che ogni cittadino ripone nelle istituzioni, i malviventi hanno costruito una narrazione credibile, intessuta di artifici e raggiri, finalizzata a un unico scopo: indurre il pensionato a compiere operazioni finanziarie urgenti.
Il copione, purtroppo un classico nel panorama delle truffe telefoniche, ha funzionato alla perfezione. Convinto di dover mettere al sicuro il proprio denaro o di risolvere un fantomatico problema di sicurezza, il 68enne ha effettuato due distinti versamenti, per un ammontare complessivo di 7.000 euro. Un danno economico ingente, che, come emerso, non risulta coperto da alcuna polizza assicurativa. Il denaro è confluito rapidamente su due conti correnti postali, che si sono rivelati essere il punto di partenza per l’inchiesta dei militari.
I Carabinieri di Sessa Aurunca, con un lavoro certosino, hanno seguito il filo invisibile del denaro e delle comunicazioni. Partendo dall’utenza telefonica utilizzata per la chiamata-trappola, intestata a uno degli indagati, e analizzando i flussi finanziari, sono riusciti a dare un volto e un nome ai presunti responsabili. Si tratta di un trio eterogeneo per provenienza, ma apparentemente unito nell’intento criminale: un 39enne originario del casertano, un 24enne del napoletano e un 25enne di nazionalità libica, ma residente nel nuorese, in Sardegna.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i tre avrebbero agito in concorso, ognuno con un ruolo specifico. Chi ha materialmente effettuato la telefonata, sfruttando doti recitative per impersonare un pubblico ufficiale, e chi ha fornito la “logistica” finanziaria, mettendo a disposizione i conti correnti su cui far transitare il bottino. L’intestazione dell’utenza telefonica e la titolarità dei rapporti finanziari costituiscono i pilastri del quadro indiziario che ha portato alla loro denuncia per i reati di truffa e sostituzione di persona in concorso.
Questo episodio riaccende i riflettori su un fenomeno criminale odioso, che colpisce con cinismo le fasce più vulnerabili della popolazione, spesso anziani soli. Il modus operandi è quasi sempre lo stesso: si simula un’emergenza (un incidente causato da un parente, un arresto imminente, un problema con il conto in banca) e si fa leva sulla concitazione del momento per annullare le difese psicologiche della vittima.
L’operazione dei Carabinieri di Sessa Aurunca non solo ha permesso di identificare i presunti autori di questo specifico raggiro, ma serve anche da monito per la cittadinanza a mantenere sempre alta la guardia. Le forze dell’ordine, è bene ricordarlo, non chiedono mai denaro o dati bancari per telefono. Nel frattempo, le contestazioni formulate nei confronti dei tre indagati passeranno al vaglio della magistratura. La loro effettiva responsabilità penale, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza, potrà essere accertata solo al termine di un eventuale processo con sentenza definitiva.















