Marco Branca, ex direttore sportivo dell’Inter e figura chiave nell’era di Massimo Moratti, ha aperto il libro dei ricordi in una recente intervista. L’artefice di molte operazioni che hanno portato alla costruzione della squadra del Triplete ha svelato retroscena inediti e momenti di alta tensione vissuti dietro le quinte del mondo nerazzurro.
Le sue parole hanno offerto uno spaccato autentico delle dinamiche di un grande club, tra intuizioni geniali e scontri frontali con le personalità più forti. L’aneddoto più significativo riguarda senza dubbio l’acquisto di Wesley Sneijder, il colpo che ha cambiato il destino della stagione 2009-2010. La trattativa con il Real Madrid è stata un’autentica maratona, piena di ostacoli e colpi di scena. Branca ha raccontato di aver messo a punto uno stratagemma con il compianto Ernesto Bronzetti per sbloccare la situazione, un segreto che ancora oggi custodisce gelosamente.
La vera sfida, però, è arrivata sul fronte interno, con un José Mourinho impaziente e scettico. Il tecnico portoghese, pressato dalla necessità di avere un trequartista, non credeva nella riuscita dell’operazione e spingeva per alternative più immediate. “Devi prendermi uno fra Pandev, Julio Baptista e Van der Vaart”, ha ricordato Branca citando le parole di Mou. Ma il direttore sportivo aveva una convinzione incrollabile: “Io volevo Sneijder, era perfetto per noi”. Ha passato notti insonni al telefono con l’agente del giocatore per convincerlo ad accettare il trasferimento a Milano.
La tensione è esplosa il giorno della firma. Dopo aver chiuso l’accordo alle quattro del mattino, Branca ha incrociato Mourinho, il quale, invece di congratularsi, lo ha rimproverato: “Bravo, ma non siamo riusciti a fargli fare l’ultimo allenamento prima del derby”. A quel punto, la pazienza del dirigente è venuta meno. “L’ho proprio mandato a quel paese”, ha confessato Branca, descrivendo un momento di scontro che testimonia la sua determinazione nel perseguire un obiettivo ritenuto fondamentale.
Un’altra scelta che ha dimostrato la sua grande intuizione è stata quella legata a Maicon. Branca ha confermato un retroscena sorprendente: Francesco Guidolin, allora tecnico del Monaco, gli aveva sconsigliato l’acquisto del terzino brasiliano. Il motivo? “Diceva che non era un professionista”, ha spiegato l’ex dirigente. Nonostante il parere negativo di un allenatore stimato, ha deciso di fidarsi del proprio istinto e ha portato comunque il giocatore a Milano.
La storia ha poi dato ragione alla sua scelta. Maicon è diventato uno dei terzini destri più forti al mondo, un pilastro insostituibile dell’Inter del Triplete. La sua carriera dirigenziale è stata caratterizzata da un carattere forte e dalla volontà di non sottrarsi mai al confronto. Lo ha dimostrato anche nel rapporto con Christian Vieri. Riguardo a un famoso scontro fisico con il bomber, Branca è stato lapidario: “È stato lui a cercarlo. Se mi trascinano in qualcosa, non mi tiro indietro”.
Questa filosofia affonda le radici nella sua stessa esperienza da calciatore. Ha ricordato quando Massimo Moratti, a soli 38 anni, gli ha proposto di diventare capo degli osservatori. “Ero un po’ spaventato, ma soprattutto felice”, ha ammesso. Da giocatore aveva sempre percepito una lacuna nel rapporto con la dirigenza: “Vedevo cose che non vanno, perché non c’è un dirigente con cui confrontarmi?”. Una volta passato dall’altra parte della scrivania, ha fatto di quel principio la sua guida.







