Incubo a Pompei: perseguita e terrorizza l’ex compagna, spara sotto casa sua. Arrestato

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POMPEI – Un’escalation di violenza e terrore durata mesi, culminata con colpi di pistola esplosi in piena notte per intimidire. Si è chiuso, almeno per ora, l’incubo di una donna di Pompei, con l’esecuzione di un’ordinanza di arresti domiciliari a carico del suo ex compagno. Alle prime luci dell’alba di oggi, gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza locale hanno bussato alla porta dell’uomo, notificandogli il provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura oplontina. Le accuse a suo carico sono pesantissime: maltrattamenti in famiglia aggravati, porto abusivo di arma da sparo ed esplosioni pericolose.

L’operazione odierna è il risultato di una meticolosa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e condotta con tenacia dagli uomini del Commissariato di Pompei. Gli inquirenti hanno ricostruito un quadro indiziario definito “grave”, che descrive una spirale di abusi e vessazioni che l’uomo avrebbe perpetrato ai danni della vittima, sia durante la loro relazione sentimentale sia, con rinnovata ferocia, dopo la sua interruzione.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la donna sarebbe stata sottoposta per mesi a un regime di vita infernale. L’ipotesi accusatoria parla di continue umiliazioni, aggressioni non solo fisiche ma anche psicologiche, volte a minare la sua autostima e a isolarla. Insulti, minacce di morte e comportamenti intimidatori erano all’ordine del giorno, creando un clima di costante soggezione. A rendere il quadro ancora più drammatico, il fatto che molte di queste condotte violente sarebbero state messe in atto anche alla presenza del figlio minore della coppia, costretto ad assistere impotente alle angherie subite dalla madre. L’obiettivo dell’uomo, secondo gli investigatori, era chiaro: ingenerare nella ex compagna un perdurante e profondo stato di paura, per mantenerla sotto il suo controllo anche dopo la fine del loro rapporto.

L’episodio che ha segnato un punto di non ritorno e ha probabilmente accelerato l’intervento delle autorità risale alla notte del 7 luglio scorso. In quella data, spinto dalla volontà di terrorizzare ulteriormente la vittima, l’indagato si sarebbe recato nelle immediate vicinanze dell’abitazione della donna e avrebbe esploso alcuni colpi d’arma da fuoco. Sebbene si trattasse di una pistola a salve, una cosiddetta “scacciacani”, il fragore degli spari nel silenzio della notte ha avuto l’effetto desiderato: gettare la donna e l’intero vicinato nel panico, un atto dimostrativo plateale per ribadire il suo potere intimidatorio.

Valutando il solido impianto accusatorio presentato dalla Procura e la gravità dei fatti contestati, il GIP ha ritenuto sussistenti non solo i gravi indizi di colpevolezza, ma anche le concrete esigenze cautelari, ovvero il pericolo che l’indagato potesse reiterare i reati o inquinare le prove. Per questo ha disposto la misura degli arresti domiciliari, rafforzata dall’applicazione del braccialetto elettronico, per garantire un controllo costante e impedirgli di avvicinarsi alla vittima.

Il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. In ossequio al principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, l’uomo non potrà essere considerato colpevole fino a una sentenza di condanna divenuta irrevocabile.

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