Mile Svilar ha messo a tacere ogni speculazione sul suo futuro, giurando fedeltà alla Roma e chiudendo la porta a qualsiasi ipotesi di trasferimento. Di fronte alle voci insistenti di un’offerta da 40 milioni proveniente dalla Juventus, il portiere è stato categorico, spiegando di non essere il tipo di persona che firma un rinnovo a lungo termine per poi rinnegare la scelta l’anno dopo. Ha infatti chiarito di non aver mai avuto colloqui diretti in merito.
Il suo contratto, con scadenza fissata al 2030, rappresenta una testimonianza tangibile del suo impegno verso il progetto giallorosso. Una parte fondamentale di questa decisione e della sua crescita esponenziale è legata indissolubilmente a Daniele De Rossi. “Mi ha cambiato la vita”, ha confessato il giocatore con enorme gratitudine, lasciando intendere che senza l’arrivo del tecnico il suo percorso nella Capitale avrebbe potuto interrompersi.
L’allenatore gli ha concesso fiducia incondizionata, promuovendolo a titolare inamovibile e valorizzandone le qualità. Svilar ha poi offerto una visione profonda del suo ruolo, descrivendo il pensiero come il suo “vero nemico”. Ha rivelato che l’aspetto più complesso del suo lavoro non sono tanto le parate, quanto i momenti di apparente inattività durante la partita.
In una squadra dominante come la Roma, che spesso controlla il gioco nella metà campo avversaria, il portiere passa molto tempo da solo con se stesso. “Un portiere deve ipotizzare sempre lo scenario peggiore”, ha spiegato, evidenziando il rischio che questa attitudine mentale, se non controllata, possa diventare travolgente. Per gestire questa pressione, ha rivelato di affidarsi a un mental coach, con cui svolge una seduta prima di ogni partita, un appuntamento che definisce cruciale.
Guardando al prossimo futuro, ha parlato della sfida contro l’Inter come di una grande occasione per misurarsi con la squadra più forte del campionato. Ha però invitato all’equilibrio, smorzando gli entusiasmi per un possibile duello scudetto a questo punto della stagione. “Dobbiamo essere stabili”, ha affermato, riconoscendo la tendenza della piazza a passare dall’esaltazione al dramma. Infine, ha individuato gli avversari più temibili in Lautaro Martinez, “difficilissimo da decifrare”, e nella rapidità di Marcus Thuram.






