Sandro Mazzola e Gianni Rivera hanno rappresentato per anni l’immagine speculare l’uno dell’altro, dividendo l’Italia calcistica. O si tifava per il fuoriclasse dell’Inter, o si sosteneva il campione del Milan. Erano icone delle loro squadre, simboli di un’appartenenza che andava oltre il campo, al punto che la loro rivalità personale ha superato quella tra i due club milanesi.
Il loro dualismo ha ricordato quello tra Coppi e Bartali, spaccando in due anche chi non tifava né Inter né Milan. Eppure, dietro la facciata pubblica si nascondeva un rapporto diverso. Pur non potendosi frequentare apertamente per non scatenare polemiche, Mazzola e Rivera nutrivano stima reciproca e hanno collaborato in battaglie comuni, come la fondazione dell’Associazione Italiana Calciatori.
Figli della guerra, avevano stili e personalità opposte. Mazzola, figlio del grande Valentino, era un giocatore di scatto e finte repentine. Il suo stile era irruento, quasi arruffato. Rivera, il “Golden Boy”, incarnava invece un calcio più armonico e compassato, tanto da guadagnarsi da Gianni Brera il soprannome di “Abatino”, per il suo stile elegante ma ritenuto a volte fragile. Brera, invece, prediligeva Mazzola, che ribattezzò “Mazzandro”.
La loro contrapposizione ha raggiunto l’apice con la Nazionale durante i Mondiali di Messico 1970. Il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi ha stabilito che i due non potevano giocare insieme, dando vita alla famosa “staffetta”. Una scelta diplomatica che ha segnato un’epoca, in un calcio in cui le sostituzioni erano rare e quasi sempre dovute a infortuni.
La decisione ha scontentato Rivera, allora Pallone d’Oro in carica, che si è sentito messo da parte. Il gruppo storico della Nazionale si è schierato con Mazzola, considerato più utile in fase di copertura. Dopo tensioni e minacce di un rientro anticipato, si è giunti a un compromesso. Nelle prime partite, Mazzola ha giocato titolare e Rivera è rimasto in panchina o è subentrato per altri compagni.
La staffetta è stata applicata per la prima volta nei quarti di finale contro i padroni di casa del Messico. Valcareggi ha avvisato Mazzola che lo avrebbe sostituito all’intervallo per gestire le energie a causa dell’altitudine. Così è stato: sull’1-1, fuori Mazzola e dentro Rivera, che ha sfruttato l’occasione fornendo un assist a Riva e segnando un gol nel 4-1 finale.
La stessa cosa è avvenuta in semifinale contro la Germania Ovest, ma stavolta Mazzola non era stato preavvisato e ha reagito con rabbia alla sostituzione. L’epica di quella partita, la “Partita del Secolo”, ha poi sorriso a Rivera, autore del gol decisivo del 4-3. Per la finale contro il Brasile, in molti si aspettavano che giocassero insieme, ma Valcareggi ha preferito ancora Mazzola dall’inizio.
La gestione della finale è diventata un caso nazionale. Rivera è entrato in campo solo a sei minuti dalla fine, a risultato ormai compromesso sul 3-1 per il Brasile, al posto di Boninsegna. Un retroscena ha svelato che Valcareggi avrebbe voluto sostituire Mazzola, ma fu lo stesso Sandro a opporsi, ritenendo vile abbandonare i compagni a sconfitta quasi certa. Quei pochi minuti hanno rappresentato un momento amaro per Rivera, ma hanno consacrato per sempre il dualismo di due campioni uniti in un’eterna giovinezza sportiva.




