È morto Sandro Mazzola, bandiera della Grande Inter

39
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio
Pubblicato il

Sandro Mazzola ha dedicato la sua intera carriera all’Inter, un legame nato dopo la tragica scomparsa del padre Valentino, capitano del Grande Torino, a Superga nel 1949. Sebbene cresciuto tra basket e calcio, fu l’ex giocatore Benito Lorenzi a indirizzarlo verso il settore giovanile nerazzurro, dove ebbe come maestro Giuseppe Meazza. Si è affermato per il suo talento cristallino, debuttando con un gol simbolico: il rigore segnato alla Juventus nel 1961, quando l’Inter schierò la squadra giovanile per protesta.

La sua ascesa è stata rapida. Nel 1963 ha segnato dopo soli 13 secondi nel derby di Milano, il gol più veloce nella storia della stracittadina. Quella stagione lo ha consacrato titolare nell’Inter di Helenio Herrera, con cui ha dato il via a una rimonta culminata nella vittoria del primo scudetto dell’era Moratti. È stato l’inizio dell’epopea della Grande Inter, di cui Mazzola è stato un protagonista assoluto, firmando con una doppietta la vittoria nella prima finale di Coppa dei Campioni del club contro il Real Madrid.

Giocatore offensivo di straordinaria duttilità, ha interpretato i ruoli di mezzala, seconda punta e centravanti. Era celebre per le sue progressioni palla al piede, il dribbling secco e la precisione nel tiro. Ha realizzato 116 reti in 418 partite di Serie A, vincendo il titolo di capocannoniere nel 1964-65. In Nazionale ha collezionato 70 presenze e 22 gol, trionfando all’Europeo del 1968 e raggiungendo la finale del Mondiale 1970, famosa per la “staffetta” con Gianni Rivera.

Dopo il quarto scudetto personale nel 1971 e la finale di Coppa dei Campioni persa contro l’Ajax di Cruijff, ha arretrato il suo raggio d’azione, diventando capitano della squadra fino al suo ritiro nel 1977. La sua vita nel calcio è proseguita come dirigente, prima all’Inter sotto le presidenze Fraizzoli e Moratti, e poi come apprezzatissimo commentatore tecnico per la televisione. Il suo rapporto con la famiglia Moratti, la rivalità e stima con Rivera e il legame affettivo con il Torino hanno segnato la storia di una delle ultime, autentiche bandiere del calcio italiano.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome