È un giorno molto triste per il mondo Inter. La scomparsa di Sandro Mazzola ha lasciato un vuoto profondo, testimoniato dalle parole di Massimo Moratti. ‘Provo una nostalgia infinita’, ha dichiarato l’ex presidente, ricordando non solo il fuoriclasse della Grande Inter di suo padre, ma anche l’amico e dirigente rimasto legato per sempre ai colori nerazzurri.
Per le generazioni che non lo hanno visto giocare, Moratti ha tracciato il ritratto delle sue qualità. ‘Mi piacevano il dribbling e il tiro velocissimo. L’esecuzione lo rendeva unico, perché con quella leva rapidissima toglieva il tempo all’intervento del difensore’. Un talento versatile, da mezza punta a centrocampista, sebbene Moratti concordi con Boninsegna: ‘Dava il meglio negli ultimi trenta metri’.
Il primo ricordo dell’ex patron risale a quando Helenio Herrera ‘ebbe il coraggio di mettere questo ragazzino in prima squadra’. Quella scelta ha segnato l’inizio di un’era di trionfi. Tra le tante imprese, Moratti ha rievocato un gol memorabile: ‘Quello a Budapest, in Coppa Campioni contro il Vasas nel 1966, quando dribblò due volte la difesa, portiere compreso. Impareggiabile’.
Fuori dal campo, Mazzola era un esempio di professionalità. ‘Non era un compagnone, ma pensava a essere determinante e ci riusciva molto bene’, ha spiegato Moratti. ‘Era un esempio per determinazione e coraggio. Non si dava arie, faceva parte di un gruppo che ha conosciuto il successo come conseguenza del proprio talento e sacrificio’.
Un legame speciale lo univa a Benito ‘Veleno’ Lorenzi, che dopo la tragica scomparsa del padre Valentino Mazzola lo prese sotto la sua ala, portandolo all’Inter. ‘Fu fondamentale nei suoi primi passi nerazzurri’. Una volta appese le scarpe al chiodo, Mazzola ha continuato a servire il club come dirigente, prima con Pellegrini e poi con lo stesso Moratti, dimostrandosi ‘bravo e preciso’ anche come direttore sportivo.
Sandro Mazzola è stato una figura imprescindibile nella storia del club, un tassello fondamentale della squadra che ha dominato il mondo. Alle domande su una classifica dei più grandi, Moratti ha risposto senza esitazioni: ‘Classifiche non ne farò mai. Per l’Inter era tutto…’, ha concluso, lasciando che questa frase racchiudesse l’enorme eredità del campione.








