
CAIVANO – Un incendio appiccato nel cuore della notte, una casa trasformata in un bersaglio e, dietro quel gesto, una rete di rapporti che gli investigatori hanno iniziato a ricostruire tassello dopo tassello. E’ da qui che prende le mosse l’indagine che ha portato al blitz contro il gruppo criminale riconducibile al clan Angelino e all’esecuzione di 34 misure cautelari tra carcere e domiciliari.
La storia investigativa comincia il 25 dicembre 2022, proprio nel giorno di Natale. A Cardito, nel rione Iacp di viale Kennedy, l’abitazione di una coppia viene letteralmente incendiata. Un atto intimidatorio che spinge gli investigatori a cercare non soltanto gli autori materiali del rogo, ma soprattutto il possibile movente.
Le attività tecniche avviate dai carabinieri portano l’attenzione su Pietro D’Angelo. Le intercettazioni sulle utenze a lui riconducibili fanno emergere, secondo quanto ricostruito nell’informativa, una particolare attività telefonica nelle ore notturne. D’Angelo avrebbe contattato con frequenza esercizi commerciali aperti per effettuare consegne di cibo proprio nel rione Iacp di viale Kennedy, con particolare riferimento alla prima palazzina fronte strada.
È un dettaglio apparentemente marginale, ma che per gli investigatori assume un peso diverso quando viene incrociato con gli altri elementi dell’indagine.
Il 25 febbraio 2023, due mesi dopo l’incendio, i militari della Sezione Radiomobile del NORM della Compagnia carabinieri di Caivano decidono di effettuare un controllo nel complesso di viale Kennedy. L’obiettivo è verificare chi si trovi all’interno di un locale ubicato all’ultimo piano della palazzina, proprio quello che era emerso nelle conversazioni intercettate.
Quando i carabinieri entrano nello stabile, qualcosa attira immediatamente la loro attenzione. Durante la salita lungo le scale viene udito prima il rumore di una porta di ferro che sbatte e poi il rapido movimento di alcune persone che tentano di scendere.
I militari riescono a fermarle e identificarle. Ma la vera scoperta arriva quando i carabinieri raggiungono la parte superiore dell’edificio.
All’ultimo piano viene individuato un vano ascensore trasformato, secondo la ricostruzione investigativa, in un vero e proprio locale abitativo: un divano, un televisore, un tavolo e una stufa. All’interno viene trovato Abdul Ham, mentre sul tetto dello stabile gli investigatori scoprono qualcosa di ancora più significativo.
Negli angoli del fabbricato sono state installate numerose microtelecamere, collegate a un DVR nascosto all’interno del motore di un vecchio condizionatore. Un sistema che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe consentito di monitorare ciò che accadeva all’esterno della palazzina.
La presenza delle telecamere, le caratteristiche del locale e i precedenti di alcuni dei soggetti identificati spingono gli investigatori a ipotizzare che quello spazio possa essere stato utilizzato come piazza di spaccio.
Da quel momento l’indagine cambia passo.
Il nome di Pietro D’Angelo torna più volte nelle attività investigative. E proprio lui, qualche mese dopo, finisce al centro di un altro episodio.
È la sera del 4 maggio 2023, quando alle 20.58, presso l’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore, arriva un giovane ferito da diversi colpi d’arma da taglio. E’ Pietro D’Angelo.
A prestargli soccorso è il fratello Arturo, che lo accompagna in ospedale. Ai carabinieri il ferito racconta di essere stato vittima di una rapina. Secondo la sua versione, mentre si trovava a Caivano, in direzione Acerra, in attesa di una ragazza, sarebbe stato avvicinato da due persone travisate che lo avrebbero aggredito e derubato di un bracciale d’oro.
Gli investigatori, però, non si limitano alle dichiarazioni della vittima. Attorno all’ospedale viene organizzato un servizio di osservazione. Ed è proprio in quella circostanza che vengono individuate diverse persone ritenute di interesse investigativo. Per gli investigatori, la presenza di numerosi soggetti già conosciuti alle forze dell’ordine rappresenta un ulteriore elemento da approfondire e contribuisce a delineare, nell’ipotesi accusatoria, l’ambiente criminale nel quale si sarebbe mosso Pietro D’Angelo.
L’attività investigativa si sposta quindi anche sugli spostamenti, sulle frequentazioni e sui veicoli utilizzati dai soggetti ritenuti coinvolti.
In particolare, gli investigatori ricostruiscono alcuni movimenti notturni di Pietro D’Angelo verso la zona di Scampia e Secondigliano, attraverso una Lynk & Co. Un altro veicolo, una Fiat Panda bianca, viene invece osservato mentre raggiunge via De Cesare, a Caivano.
È proprio qui che l’indagine individua un altro punto considerato centrale.
Al civico 2 di via De Cesare, all’angolo con via Marconi 77, gli investigatori ritengono infatti di aver individuato una presunta piazza di spaccio riconducibile alla famiglia D’Angelo.
La struttura dello stabile, secondo quanto riportato negli atti, non sarebbe stata casuale. Due accessi indipendenti, porte rinforzate con chiavistelli e barre di ferro, finestre saldate e un articolato sistema di videosorveglianza avrebbero garantito un elevato livello di controllo sull’edificio.
Durante una successiva perquisizione domiciliare, eseguita il 6 ottobre 2023, i carabinieri sequestrano il sistema di videosorveglianza installato all’esterno dello stabile. Le immagini riportate nell’informativa mostrano, secondo gli investigatori, una struttura particolarmente protetta e organizzata.
C’è anche un’immagine che viene considerata significativa: un fotogramma estrapolato da TikTok nel quale Pietro D’Angelo viene immortalato sulla soglia dell’abitazione individuata dagli investigatori come presunta piazza di spaccio.
È attraverso questo intreccio di intercettazioni, osservazioni, immagini, controlli, perquisizioni e ricostruzioni dei rapporti tra i diversi soggetti che l’inchiesta arriva progressivamente a delineare quella che, secondo la Procura, sarebbe stata una rete criminale strutturata.
Una rete nella quale, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero avuto un ruolo diversi soggetti ritenuti collegati al gruppo Angelino e ad altri ambienti della criminalità organizzata dell’area a nord di Napoli.
Il blitz rappresenta così il punto di arrivo di un’indagine partita da un episodio apparentemente circoscritto: una casa incendiata a Natale. Da quel rogo gli investigatori sono risaliti a una serie di contatti, luoghi, spostamenti e rapporti che avrebbero condotto fino alle presunte piazze di spaccio e alla rete di persone finita al centro dell’inchiesta.
Sono 34 le persone raggiunte dalle misure cautelari: 27 in carcere e 7 ai domiciliari. Queste le persone destinatarie di ordinanza di custodia cautelare in carcere: Pietro D’Angelo, Biagio D’Angelo, Arturo D’Angelo, Salvatore D’Angelo, Luciano Nico D’Angelo, Roberto Alfio Maugeri, Giuseppe Tammaro, Mario Marzaiuolo, Gianfranco Bervicato, Amilcare Cervo, Gennaro Laurino, Gianluca Napoleone, Silverio Di Giorgio, Pasquale Palmieri, Vincenzo De Rosa, Pasquale Avallone, Emanuele Angelo Maugeri, Pasquale Varriale, Raffaele Zambella, Mario D’Ambrosio, Domenico D’Antò, Aniello Giugliano, Luigi Chiavazzo, Roberto Montebello, Giuseppe Caiazzo, Alfonso Giordano e Angelo Tanzillo.
Ai domiciliari sono finiti invece Francesco Pezzella, Mauro Viziola, Giosuè Amendola, Giovanni Manzo detto “Giovannone”, Alessandro Cardinale, Federico Termano e Domenico Buonocore.
Il quadro delineato dagli inquirenti dovrà ora essere sottoposto al vaglio della magistratura nelle diverse fasi del procedimento. Le contestazioni contenute nell’ordinanza rappresentano dunque ipotesi accusatorie, e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Ma il filo dell’indagine resta quello che parte da quella notte di Natale del 2022, quando il fuoco divorò un’abitazione nel rione Iacp di Cardito. Un incendio che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe acceso la luce su una realtà criminale molto più ampia e portato gli investigatori dentro un sistema fatto di presunte piazze di spaccio, videosorveglianza, contatti e rapporti tra gruppi dell’area a nord di Napoli.






