Anche dal carcere, secondo la ricostruzione della Procura, Raffaele Zambella avrebbe continuato a mantenere un ruolo centrale nel traffico di droga a Caivano. Un sistema capace, secondo l’impostazione accusatoria, di rifornire le piazze di spaccio di Caivano Paese e del rione Bronx, con collegamenti anche a Casoria. Zambella sarebbe stato operativo almeno dal 2020-2021, occupandosi dell’approvvigionamento di cocaina e gestendo direttamente una piazza di eroina, cocaina e kobret nel Bronx.
Per questa attività, secondo quanto riferito da diversi collaboratori di giustizia, avrebbe versato al boss Antonio Angelino, detto Tibiuccio, una quota mensile tra 20mila e 25mila euro. Al suo fianco, secondo gli investigatori, c’erano alcuni familiari e uomini di fiducia. Tra questi Roberto Alfio Maugeri, Alessandro Maugeri, Giuseppe Tammaro e Mario Marzaiuolo.
Dopo l’arresto di Zambella, avvenuto il 15 novembre 2022, Maugeri avrebbe assunto un ruolo sempre più importante nella gestione delle attività sul territorio. E dopo l’arresto di Antonio Angelino, catturato il 9 luglio 2023 dopo essersi reso irreperibile, il gruppo avrebbe ulteriormente rafforzato la propria presenza nel Bronx e a Caivano. Ma c’è un elemento dell’inchiesta che fotografa, più di altri, la presunta dimensione economica del sistema.
Tre milioni e 200mila euro in contanti, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero stati nella disponibilità di Zambella e nascosti all’interno di un’abitazione. Il denaro era occultato in vani dotati di sistemi elettronici di apertura, ricavati tra mobili a muro, cassettiere, intercapedini e persino sotto il pavimento del piatto doccia. Il tesoretto, secondo gli investigatori, sarebbe riconducibile proprio a Zambella e sarebbe stato custodito nell’abitazione della moglie, Carmela Maugeri, sorella del padre di Roberto Alfio Maugeri.
E’ qui che entrano le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Barra, rese nel luglio 2025. Barra ha riferito agli investigatori che i soldi di Zambella sarebbero stati custoditi a casa e vigilati dalla moglie. Una circostanza che il collaboratore avrebbe ribadito anche nel successivo interrogatorio del 7 luglio, aggiungendo dettagli sui sistemi elettronici utilizzati per nascondere il denaro. E proprio sulla donna Barra avrebbe fornito un particolare preciso agli investigatori.
“La Maugeri non esce mai dall’immobile per custodire il denaro”, ha dichiarato, spiegando di essere a conoscenza anche dei turni che la donna avrebbe organizzato con i figli per controllare eventuali pericoli e impedire l’accesso di terzi all’abitazione. Il collaboratore avrebbe inoltre riferito che la figlia minorenne della donna sarebbe stata incaricata di dare l’allarme telefonicamente in caso di situazioni ritenute pericolose. Si tratta, va sottolineato, della ricostruzione fornita dal collaboratore di giustizia e riportata negli atti dell’inchiesta. Carmela Maugeri non figura tra i destinatari delle misure cautelari eseguite nell’operazione e risulta indagata a piede libero.
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