Javier Saviola si racconta: da Messi al giovane Yamal

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Cronache sport calcio
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Javier Saviola, l’ex attaccante argentino soprannominato “El Conejo”, ha ripercorso la sua carriera senza rimpianti, svelando aneddoti su compagni e talenti incrociati lungo il cammino. Ha confessato di preferire il suo primo soprannome, “El Pibito”, datogli da Ramón Díaz al River Plate perché legato all’inizio del suo percorso.

Lontano dai campi, Saviola ha costruito una nuova vita professionale. “Sono agente di giocatori, abbiamo fondato la Creer Group”, ha spiegato. Si occupa anche del Barcellona e dei Barça Legends, oltre a essere ambasciatore della nazionale argentina e presidente onorario delle scuole calcio del River. La formazione dei giovani lo appassiona, trovando soddisfazione nel trasmettere esperienza e valori.

Il suo arrivo in Europa a soli 19 anni è stato un momento chiave. “Fu qualcosa di impressionante, ma non ho mai sentito il peso della pressione”, ha raccontato. Il paragone con Zidane, appena passato al Real Madrid, non è mai stato un problema. “Sapevo cosa rappresentasse Zidane, paragonarmi a lui sarebbe stato un errore. Pensavo solo a giocare e ripagare la fiducia del Barcellona”.

Tra i ricordi più vividi ci sono quelli legati ai compagni di squadra. Di Rúben Amorim, suo compagno al Benfica, ha detto: “Era uno di quelli che facevano bene allo spogliatoio, sempre disponibile e cercava di tenere unito il gruppo”. Ha aggiunto che, pur parlando spesso di tattica, non avrebbe mai immaginato che sarebbe diventato un allenatore di tale successo. Ne ha sottolineato la grande professionalità e il carattere forte.

Il capitolo più luminoso riguarda i talenti puri. “Quando vidi Messi alla Masia, mi trovai davanti a qualcosa che non avevo mai visto”, ha ammesso Saviola. Ne riconobbe subito il potenziale straordinario, un dono speciale che lo distingueva da tutti. Su Lamine Yamal, che ha allenato nelle giovanili blaugrana, ha espresso grande ammirazione: “In ogni allenamento riusciva a sorprenderci”. Ha messo in guardia dai paragoni, sottolineando che Yamal è solo all’inizio di un percorso che potrebbe portarlo tra i migliori al mondo.

Di Ronaldinho ha conservato l’immagine della felicità applicata al calcio. “Arrivava all’allenamento con il sorriso e andava via nello stesso modo. Aveva un modo di vivere il calcio completamente diverso, e lo trasmetteva a tutti”. Ha poi menzionato il legame fraterno con Pablo Aimar e l’esperienza a Verona con Luca Toni, un centravanti con cui ha formato una grande coppia d’attacco.

Infine, ha confermato di seguire ancora la Serie A con affetto speciale per l’Hellas Verona. Segue con interesse anche l’Inter, spinto dalla presenza di connazionali come Lautaro Martínez, che considera uno dei migliori attaccanti in circolazione. In ogni squadra, ha concluso, ha sempre cercato di dare tutto, senza il rimpianto di aver potuto fare di più.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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