ACERRA – Avrebbero aiutato Antonio Aloia, di Acerra. a sottrarsi alle indagini sull’omicidio di Ottavio Colalongo e a evitare l’esecuzione di una pena detentiva già inflitta per altri reati. È l’accusa contestata a Nicola Lanzaro, 37 anni, e Mario Peluso, 29 anni, entrambi residenti in provincia di Avellino, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. I due indagati sono gravemente indiziati, secondo l’impostazione accusatoria, di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, con l’aggravante della finalità di agevolare il gruppo criminale Luongo–Covone–Aloia.
Secondo quanto evidenziato dal procuratore aggiunto di Napoli Sergio Ferrigno, dopo l’omicidio di Colalongo, avvenuto a Scisciano il 17 dicembre 2025, Lanzaro e Peluso avrebbero fornito supporto ad Antonio Aloia per sottrarsi alle attività investigative e alla detenzione.
L’inchiesta nasce dall’agguato costato la vita a Ottavio Colalongo, 48 anni. Gli investigatori stanno ricostruendo anche il contesto nel quale maturò l’omicidio e i rapporti tra i diversi ambienti criminali coinvolti nella vicenda.
Già nel settembre 2025, secondo quanto emerge dalle attività investigative, Colalongo avrebbe manifestato preoccupazione per la propria posizione durante un’intercettazione ambientale con Ciro Guardasole. Al centro del colloquio ci sarebbero stati i rapporti tra il gruppo dei cosiddetti Filippini e altri ambienti della criminalità di Afragola.
Colalongo avrebbe fatto riferimento anche a una riduzione della cosiddetta “settimana” e a problemi con altri esponenti della criminalità organizzata. Elementi che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero alimentato i timori della vittima di essere finita nel mirino di altri gruppi.
Il 17 dicembre 2025 l’omicidio a Scisciano. Ora l’inchiesta ha portato anche all’individuazione di Lanzaro e Peluso, ritenuti dalla Procura coinvolti nel presunto supporto garantito al latitante dopo l’agguato.
Per entrambi la misura cautelare è stata disposta nella fase delle indagini preliminari. Lanzaro e Peluso sono persone sottoposte alle indagini e devono pertanto essere considerati presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Il provvedimento cautelare è inoltre impugnabile nei termini previsti dalla legge.





