La crisi istituzionale tra CONI e FIGC ha trovato una soluzione inaspettata. La Federcalcio sarà commissariata per l’irregolarità legata al tesseramento del suo presidente, ma a guidare l’ente in questa fase transitoria sarà lo stesso Giovanni Malagò.
Il colpo di scena è maturato dopo un incontro tra il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, e Malagò, avvenuto prima della Giunta chiamata a decidere sul commissariamento. Il CONI ha cercato una mediazione all’ultimo momento, resosi conto del rischio concreto di una bocciatura della proposta all’interno della sua stessa Giunta e di una probabile sconfitta in un successivo ricorso al TAR.
Per evitare una spaccatura interna e una sconfitta legale, si è optato per un accordo. La Giunta CONI approverà il commissariamento della FIGC, sanando la questione formale. Malagò, ricevute le necessarie garanzie, accetterà l’incarico di commissario straordinario.
Il suo primo atto sarà convocare nuove elezioni federali, che si terranno entro 60-90 giorni come previsto dallo statuto. In questo modo, si punta a restituire rapidamente stabilità a una Federazione che lo aveva eletto con ampio margine solo pochi mesi fa.
Malagò si ricandiderà alla presidenza, questa volta regolarizzando la sua posizione con il tesseramento federale che otterrà durante il periodo di commissariamento. L’obiettivo è proseguire il percorso di riforme già avviato. È probabile che la sua sia l’unica candidatura in corsa, forte anche del sostegno ricevuto dalla Lega Serie A, che in una nota ha definito “del tutto inopportuno” un commissariamento che non fosse guidato dallo stesso presidente.
A determinare questo cambio di rotta sono stati due fattori decisivi. In primo luogo, Malagò aveva consolidato il consenso all’interno della stessa Giunta CONI, guadagnando la fiducia di diversi membri, inclusi i rappresentanti di atleti e tecnici. La conta dei voti era diventata incerta per chi sosteneva la linea dura.
In secondo luogo, si è rivelato fondamentale il parere di illustri giuristi interpellati dalla FIGC. Esperti come Bernardo Mattarella hanno sostenuto che, pur in presenza di un’irregolarità, il mancato tesseramento non configurava la “grave violazione” statutaria, presupposto indispensabile per un provvedimento così drastico. Questa solida base legale ha indebolito la posizione del CONI e ha spinto verso una soluzione negoziata.
L’accordo ha permesso al calcio e allo sport italiano di superare un momento di alta tensione. Gianni Petrucci ha commentato positivamente la notizia: “Sono veramente contento, eravamo arrivati a un punto davvero troppo basso. Se un incontro tra due persone intelligenti come Malagò e Buonfiglio risolverà i problemi, sarà molto importante”.








