Novak Djokovic ha inviato un messaggio di sostegno a Jannik Sinner in seguito alla notizia del suo infortunio. Pur non avendo ancora parlato direttamente con l’azzurro, il campione serbo ha espresso piena approvazione per la decisione di fermarsi, definendola una scelta saggia. Parlando da Shanghai, Djokovic ha offerto la sua prospettiva da veterano che ha affrontato e superato numerosi problemi fisici.
“Ho visto la notizia e lo contatterò”, ha dichiarato Djokovic. “Sono sicuro che lui e il suo team stiano prendendo decisioni intelligenti. Jannik è stato il miglior giocatore al mondo e il tennis sente la sua mancanza, ma deve pensare a lungo termine”. Il punto centrale del ragionamento del serbo riguarda proprio la longevità della carriera, un aspetto che ritiene prioritario.
La scelta di Sinner di concludere la stagione in anticipo per curare un problema al ginocchio e presentarsi al meglio alla prossima è una decisione che Djokovic comprende perfettamente. “Penso sia una scelta saggia. È importante darti più anni nella tua carriera, perché così hai più opportunità di raggiungere i tuoi obiettivi”, ha spiegato, parlando per esperienza diretta. La sua carriera, infatti, è stata segnata da diversi stop.
Djokovic ha poi attinto alla sua storia personale per descrivere le difficoltà di un rientro, sottolineando come l’ostacolo più grande non sia solo fisico, ma soprattutto mentale. “Come qualcuno che ha subito infortuni significativi, so quanto sia difficile fare un ritorno. Se sei fuori dal circuito per così tanto tempo, devi affrontare più di quanto faresti normalmente, specialmente a livello psicologico”.
Il corpo, secondo la sua analisi, è solo una parte del percorso. “Fisicamente, quando sei pronto, sei pronto, ma poi c’è l’aspetto mentale. Sei in campo e ti chiedi: ‘Sono davvero completamente guarito? Posso fare questa mossa?’”, ha detto, descrivendo il dubbio che accompagna ogni atleta al rientro da un infortunio.
Durante l’intervista, il fuoriclasse ha anche offerto una riflessione sulla natura del tennis, descritto come uno sport “unico e spietato”. Ha evidenziato la pressione individuale che lo contraddistingue. “Con tutto il rispetto per gli altri sport, non credo ne esista uno comparabile al tennis. Se un giorno non ti senti bene, sei eliminato. Non puoi sederti in panchina”.
Questa logica non fa sconti a nessuno. “Se perdi al primo turno perché hai dormito male o per un’intossicazione alimentare, sei fuori. Il tennis presenta il conto immediatamente”. Per spiegare la mentalità necessaria, ha citato Kobe Bryant: “Lui voleva sempre giocare perché forse un tifoso era venuto per l’unica volta a vederlo. Giochi per la gente, per lo sport, e io sono onorato di poter dare questa gioia”.






