Il Milan si prepara a tornare al Mapei Stadium di Reggio Emilia, lo stesso stadio che il 22 maggio 2022 ha ospitato la festa per il suo diciannovesimo scudetto. A distanza di due anni, di quella squadra titolare è rimasto un solo protagonista: il portiere Mike Maignan.
Quel giorno, Stefano Pioli ha schierato una formazione che i tifosi hanno imparato a memoria: Maignan; Calabria, Kalulu, Tomori, Theo Hernandez; Tonali, Kessie; Saelemaekers, Krunic, Leao; Giroud. Dalla panchina sono poi entrati Bennacer, Brahim Diaz, Ibrahimovic, Romagnoli e Florenzi. Di questi quindici calciatori, oggi solo Maignan è un punto fermo della rosa. Un dato che risalta ancora di più se confrontato con quello dei rivali dell’Inter, che dalla stessa stagione hanno conservato un nucleo di almeno cinque titolari.
La diaspora rossonera ha avuto molteplici cause e forme. Zlatan Ibrahimovic ha concluso la sua carriera da giocatore per assumere un ruolo dirigenziale come advisor di RedBird. Olivier Giroud ha scelto un nuovo progetto di vita a Los Angeles, mentre Brahim Diaz è stato richiamato alla base dal Real Madrid, una decisione che il Milan ha potuto solo accettare.
Altri addii hanno generato maggiori discussioni. La cessione di Sandro Tonali al Newcastle è avvenuta nonostante il forte legame del giocatore con i colori rossoneri, rappresentando una scelta prettamente economica da parte del club. Franck Kessie ha lasciato a parametro zero dopo il mancato rinnovo, così come l’allora capitano Alessio Romagnoli. Anche il rapporto con Rafael Leão ha vissuto momenti di tensione prima del suo rinnovo, mentre altri giocatori come Krunic e Saelemaekers sono stati ceduti in seguito.
Questa profonda trasformazione si spiega con due fattori principali. Da un lato, le dinamiche del calcio contemporaneo, caratterizzato da una velocità di cambiamento triplicata rispetto al passato. I club sono sempre più orientati a cedere giocatori per generare plusvalenze e mantenere i bilanci in attivo, spesso assecondando le richieste di agenti che spingono per trasferimenti continui.
Dall’altro lato, la rivoluzione è stata una precisa scelta strategica del Milan. Negli ultimi anni, il club ha vissuto un significativo cambio di gestione, chiudendo l’era guidata dalla coppia Maldini-Massara per inaugurare quella del duo Furlani-Moncada. Questo passaggio ha segnato una netta rottura con il passato e l’adozione di una nuova filosofia sul mercato. Decisioni come la vendita di Tonali, difficilmente immaginabili con la precedente dirigenza, sono diventate il simbolo di un nuovo corso che ha privilegiato la sostenibilità finanziaria e un modello basato sullo scouting.



