Gli invisibili del Sannazaro: “Qui dentro c’è l’inferno e ci chiedono di pagare Imu e Tari, vogliamo essere ascoltati”

Il comitato Il Cratere di Chiaia chiede ascolto e partecipazione alla ricostruzione. Bovolin: «Siamo fermi al 17 febbraio». Le famiglie pronte alla messa in sicurezza, ma restano gli ostacoli del sequestro e delle macerie.

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Benedetta Bovolin, Antonio Manna, Stefano Bonatti e Brunella Rallo
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NAPOLI – Chiedono ascolto, prima di tutto, i residenti rimasti intrappolati nell’incubo dell’incendio del Sannazaro. Un ascolto che, salvo qualche eccezione, è finora mancato. Lo spiega a chiare lettere Benedetta Bovolin, presidente del comitato Il Cratere di Chiaia:

“Ci siamo messi insieme perché, dopo lo choc iniziale, ci siamo resi conto che tutti gli attori coinvolti in questa disgrazia continuavano ad andare avanti, mentre noi eravamo fermi al palo. I gestori del teatro hanno trovato delle soluzioni alternative e la loro stagione sta per cominciare, i proprietari sono in trattativa con il Ministero della Cultura per l’acquisto delle macerie, gli unici ad essere rimasti fermi al 17 febbraio siamo noi residenti”.

“Abbiamo ricevuto dal sindaco un’ordinanza per effettuare la messa in sicurezza, ma non possiamo effettuarla a causa del sequestro da parte della magistratura che sta concludendo le indagini. Siamo bloccati in questa situazione da incubo. Perché vivere in uno scenario di guerra come questo, per chi ha comunque la fortuna di avere un appartamento ancora agibile, è una cosa veramente devastante. E ancora peggiore è la situazione di coloro che non hanno più l’appartamento disponibile. Quella delle attività commerciali che sono ferme, degli uffici che sono dovuti andare altrove per continuare l’attività”.

La richiesta dei residenti: partecipare alla ricostruzione

I residenti chiedono trasparenza, sperano in tempi certi, vogliono avere voce in capitolo in quelle che saranno le decisioni che riguardano il loro futuro:

“Abbiamo fondato il comitato per renderci finalmente visibili. Soprattutto agli occhi delle istituzioni alle quali chiediamo di poter partecipare ai tavoli per tutto ciò che riguarda la ricostruzione. Si parla tanto di rinascita del teatro – aggiunge Benedetta Bovolin – ma non può essere ricostruito senza coinvolgerci, visto l’impatto che i lavori potrebbero avere sulle nostre abitazioni e sulle nostre vite. Vogliamo condividere con tutti lo stato di avanzamento dei cantieri: se è vero che questo teatro è così amato, è giusto che la gente sappia cosa sta avvenendo e cosa avverrà realmente qui. Ad oggi sono state spese tante parole, ma non è stato fatto ancora nulla”.

Di sicuro, chi vive ai confini del disastro vuole fare fino in fondo la propria parte:

“Appena il pubblico ministero deciderà che è possibile dissequestrare il locale, noi procederemo con la messa in sicurezza, anche perché tanti appartamenti che sono stati parzialmente o totalmente distrutti si stanno ulteriormente ammalorando a causa di tanti fattori, compreso il maltempo. Abbiamo paura possano verificarsi altri crolli e questo va evitato. La ricostruzione, invece, resta un punto interrogativo molto grande”.

Imu e Tari e il senso di abbandono delle famiglie

Oltre al danno, va ricordato, c’è la beffa. Perché anche chi ha la casa ridotta in macerie, anche chi vive respirando i miasmi che arrivano dalle ceneri del teatro, continua a pagare Imu e Tari. Anche questo alimenta il senso di abbandono dei residenti:

“Ci aspettavamo una dimostrazione di solidarietà, perché oltre il teatro ci sono famiglie che sono state coinvolte in questa tragedia, e noi non abbiamo mai percepito la minima attenzione. Ho invitato a più riprese i rappresentanti istituzionali a venire a vedere con i loro occhi cosa c’è qui, probabilmente neanche i cittadini del quartiere si si rendono conto della situazione, perché da fuori sembra tutto perfetto. E invece la maggior parte degli appartamenti che affacciano sul teatro sono completamente distrutti. Ci aspettavamo come minimo una manifestazione di solidarietà. E ce la aspettiamo ancora”, ha concluso la presidente del comitato dei cittadini che vivono sull’orlo del cratere.

Il Cratere di Chiaia, la voce degli «invisibili» del Sannazaro

La distruzione del teatro Sannazaro ha commosso ogni angolo d’Italia, è stata raccontata in tutto il mondo, ha spinto le istituzioni, sin da subito, a dichiarare il massimo impegno per far rinascere la ‘bomboniera di Chiaia’ dalle sue ceneri. Anche in questa storia, però, ci sono gli ‘invisibili’, che ora però vogliono far sentire la loro voce. Il comitato ‘Il Cratere di Chiaia’ non nasce per cercare lo scontro. Nasce per ottenere ascolto, per impegnarsi in prima linea e ottenere delle risposte.

Benedetta Bovolin, Antonio Manna, Stefano Bonatti e Brunella Rallo ci accolgono in casa e ci raccontano, affiancati dal consigliere municipale Marco Stefano Antonelli, che dal primo giorno sta seguendo la loro vicenda con grande attenzione e cura del dialogo con le altre istituzioni, cosa stanno vivendo da 8 mesi a questa parte:

“E’ cambiato poco in tutto questo tempo. La messa in sicurezza, che il sindaco ci ha ordinato il 19 febbraio, è la nostra priorità e siamo pronti a procedere a spese nostre. L’assicurazione copre il fabbricato, ma non il teatro, e ci ha già garantito un anticipo, grazie al lavoro di tanti professionisti che ci stanno affiancando, e così potremo fare i lavori.

Prima, però, i proprietari delle macerie – spiegano – dovranno fare la bonifica e la classificazione dei materiali per lo smaltimento, altrimenti non potremo procedere. Speriamo in tempi brevi, perché ci aspettiamo altri crolli, purtroppo. Alcuni appartamenti non hanno più i solai, non hanno più le travi che sono state divorate dal fuoco, ci sono delle lesioni importanti nelle mura del teatro che stanno continuando ad allargarsi”.

«Invece dell’esenzione sono arrivate le richieste di pagamento»

Il primo segnale che si aspettano dalle istituzioni è l’esenzione dal pagamento di Imu e Tari:

“E’ un’idea che era stata messa sul tavolo dall’assessore comunale Marciani e poi ribadita anche in occasione di un tavolo in prefettura con il sindaco e il prefetto il 20 aprile. Invece dell’esenzione, però, sono arrivate solo le richieste di pagamento, per il momento”, aggiungono i componenti del comitato.

L’obiettivo è quello di rendere visibile ciò che tanti, troppi, nemmeno immaginano:

“Tutti camminano per via Chiaia, vedono questo bel palazzo giallo, napoletano, tipico, abbastanza ben tenuto e non sanno che dentro c’è l’inferno”, dice Brunella.

Le paure per i miasmi e l’attesa del Ministero della Cultura

E poi ci sono le paure. Quella di altri crolli, certo. Ma non solo.

“Dei miasmi che respiriamo non si è interessato nessuno. Ci sono stati controlli per le polveri sottili e per l’amianto, ma non sappiamo davvero cosa stiamo respirando”, aggiungono i componenti del comitato.

Gli sguardi, oltre che sul rapporto con le istituzioni locali, sono sul MiC che ha promesso di acquistare il teatro:

“Speriamo completi presto l’acquisizione. Una volta che il Ministero avrà la disponibilità della struttura, ci sarà un lavoro da fare enorme e complicato, e speriamo di poter dire la nostra come comitato, visto che vivremo dentro casa gli effetti di un cantiere con mille complicazioni”.

Gli spettacoli del Sannazaro ricominciano a Fuorigrotta. Intorno alla vecchia casa restano gli ‘invisibili’: “E’ fastidioso vedere ripartire che tutti ripartono, mentre noi restiamo fermi”, concludono dal comitato che presto si presenterà ufficialmente alla città.

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