Quale versione di Luciano Spalletti sta allenando la Juventus? La domanda sorge spontanea analizzando la comunicazione e gli atteggiamenti del tecnico, che hanno creato non poche perplessità. Non sembra più la versione ispirata e geniale che ha portato il Napoli allo Scudetto, ma una figura più cupa e ondivaga nelle scelte.
L’analisi della sua comunicazione recente ha lasciato diversi interrogativi sulla capacità di gestire un ambiente in cerca di stabilità. Dopo la partita contro il Cagliari, l’allenatore ha posto un accento eccessivo sul fatto che lui e i calciatori non stessero giocando solo per vincere, ma per la loro stessa carriera. Per una società che ha bisogno di serenità, questo approccio da ‘vita o morte’ sportiva è sembrato controproducente.
L’allenatore è apparso quasi ingeneroso verso se stesso, affermando: “Io mi gioco non il risultato di stasera, ma il finir bene una carriera perché ho 70 anni ormai”. Queste parole definitive sembrano nascondere un’insicurezza profonda, emersa anche quando ha dichiarato: “Cercherò di diventare l’allenatore che la dirigenza vuole”. Una frase che suggerisce incertezza, dato che la società lo ha scelto proprio perché lo riteneva già l’uomo giusto. Il suo tono motiva la squadra o le trasmette ulteriori dubbi?
Un capitolo a parte merita il confronto con Fabio Pisacane, tecnico del Cagliari. La sensazione è che Spalletti abbia perso il duello verbale a distanza già dalla vigilia. Alla conferenza stampa precedente la partita, Pisacane aveva definito la Juventus “non perfetta”. La replica da Torino è stata tagliente, con un riferimento polemico a un risultato della stagione precedente.
Questa tensione pregressa è poi sfociata nell’atteggiamento provocatorio a fine gara, che è costato a Spalletti una giornata di squalifica. La motivazione del giudice sportivo è stata chiara: “Per avere, al termine della gara, assunto un atteggiamento provocatorio nei confronti dell’allenatore della squadra avversaria che creava un momento di tensione”. Anche Pisacane ha ricevuto un turno di stop per aver reagito. In sintesi, uno ha provocato, l’altro ha replicato.
La domanda finale resta: la Juventus può permettersi un allenatore che si fa squalificare per una polemica così accesa con un collega? Questo nervosismo aiuta a ricostruire un’identità vincente o la indebolisce ulteriormente?



