Melito, i 394 immobili e i conti: dentro il patrimonio da 220 milioni sequestrato a Rostan

L’approfondimento sui beni tra Napoli e il territorio romano e sugli accertamenti relativi al periodo 1999-2016. Il precedente di Parco Primavera, concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati, e il distinto procedimento di prevenzione patrimoniale.

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Emilio e Michela Rostan
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MELITO – Il dato più evidente sono i 394 immobili, ma il patrimonio raggiunto dal sequestro comprende anche partecipazioni societarie, beni registrati e rapporti finanziari. Per comprendere le dimensioni del provvedimento da 220 milioni di euro che ha interessato l’imprenditore Giuseppe Rostan, 76 anni, e il suo nucleo familiare, bisogna guardare alla composizione delle ricchezze e al periodo preso in esame dagli investigatori: gli anni compresi tra il 1999 e il 2016.

È sulla compatibilità tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato, oltre che sui rapporti d’affari ricostruiti dagli inquirenti, che si concentra l’indagine economico-patrimoniale. Un piano da distinguere dalle precedenti vicende giudiziarie e, in particolare, dal processo sul complesso residenziale Parco Primavera, concluso nell’aprile 2024 con l’assoluzione di tutti gli imputati.

Dai locali commerciali ai terreni: la mappa dei beni

Il patrimonio immobiliare sottoposto a sequestro si distribuisce tra il centro di Napoli, Melito e Marino, in provincia di Roma. Le 394 unità comprendono appartamenti, locali commerciali, uffici, depositi, autorimesse, terreni e immobili ancora in costruzione.

Non si tratta, dunque, soltanto di abitazioni. Nel perimetro del provvedimento rientrano beni con destinazioni differenti, dagli spazi per le attività economiche alle aree e agli edifici in fase di realizzazione. La componente immobiliare costituisce una parte rilevante di un insieme più articolato, sul quale gli investigatori hanno lavorato per ricostruire disponibilità, riconducibilità e provenienza delle risorse.

Il sequestro riguarda inoltre partecipazioni riconducibili a tre società attive nei settori immobiliare e sanitario, 12 beni registrati e 28 rapporti finanziari, tra disponibilità bancarie, strumenti finanziari e prodotti assicurativi. La valutazione complessiva di 220 milioni di euro si riferisce all’insieme dei beni interessati dalla misura.

Il periodo 1999-2016 e la sproporzione contestata

Il punto centrale degli accertamenti è la sproporzione che gli investigatori avrebbero rilevato tra i redditi dichiarati e le ricchezze accumulate nel periodo compreso tra il 1999 e il 2016. Le verifiche hanno riguardato i flussi economici e la consistenza del patrimonio riconducibile all’imprenditore e ai suoi familiari.

A questo elemento si affianca la ricostruzione di rapporti d’affari con soggetti ritenuti riconducibili alla criminalità organizzata, in particolare ai clan Di Lauro e Mallardo. Secondo l’ipotesi investigativa, tali rapporti sarebbero maturati nell’ambito di operazioni immobiliari.

Sono questi gli elementi alla base della proposta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e del decreto emesso dal Tribunale di Napoli, sezione per l’Applicazione delle misure di prevenzione. Il provvedimento è stato eseguito dai Nuclei di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna, insieme allo Scico.

Parco Primavera e l’assoluzione del 2024

Tra le operazioni immobiliari richiamate nella ricostruzione investigativa figura la realizzazione del Parco Primavera a Melito. Il complesso residenziale era già stato al centro di un procedimento nel quale veniva ipotizzata una lottizzazione abusiva che, secondo l’accusa, sarebbe stata realizzata a favore del clan Di Lauro.

Quel processo si è concluso nell’aprile 2024 con l’assoluzione di tutti gli imputati. Un esito che va tenuto distinto dagli accertamenti patrimoniali alla base del sequestro.

Il richiamo alla stessa operazione immobiliare non consente di sovrapporre i due procedimenti né di presentare come accertate le contestazioni del precedente processo. L’attuale misura si concentra sulla disponibilità dei beni e sulla loro compatibilità con le risorse economiche dichiarate, secondo gli elementi raccolti nell’indagine di prevenzione.

Il significato del sequestro patrimoniale

Anche la natura del provvedimento è un elemento essenziale per leggere la vicenda. Quello eseguito nei confronti del patrimonio riconducibile a Rostan e al suo nucleo familiare è un sequestro di prevenzione patrimoniale, adottato ai sensi della normativa antimafia: non equivale a una condanna penale.

Il valore dei beni e il numero degli immobili descrivono la portata economica dell’intervento. Il cuore dell’accertamento resta però la ricostruzione delle risorse impiegate per accumulare quel patrimonio e dei rapporti d’affari indicati dagli investigatori. È su questo terreno che si sviluppa il procedimento, distinto dalle altre vicende giudiziarie richiamate nella storia dell’imprenditore.

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