L’ex portiere della Nazionale, in una recente intervista, è tornato a parlare della sua proposta di affidare la panchina azzurra a Rino Gattuso, quando ricopriva il ruolo di capodelegazione. Ha chiarito di averlo suggerito con convinzione, pur non avendo il potere decisionale del presidente federale.
La sua è stata una proposta “calda”, motivata dalla certezza che l’allenatore, nonostante il poco tempo a disposizione, avrebbe saputo creare un legame forte con la squadra. Secondo l’ex capitano, avrebbe portato empatia, senso di appartenenza e competenza, sfidando i pregiudizi che da sempre lo accompagnano. Ha sottolineato come il suo carisma fosse perfetto per risollevare il gruppo da una crisi d’identità.
Ha raccontato di conoscere bene le qualità del tecnico, avendo giocato contro le sue squadre e avendole sempre trovate organizzate e generose. Questo gli ha permesso di capire che creava un’atmosfera positiva e che era tatticamente preparato. L’ex numero uno ha ribadito la sua convinzione: “Lo proporrei per quella particolare situazione mille altre volte”. Dopo averlo visto all’opera con il gruppo, ogni sua riserva iniziale è svanita, portandolo a definirlo “il ct perfetto per quel nostro momento”.
Ha anche commentato l’attuale esperienza dell’allenatore sulla panchina della Lazio, definendo la squadra “rinvigorita”. Si percepisce un cambiamento positivo dal suo arrivo, un segnale che lo staff ha trovato la chiave giusta per motivare il gruppo. La Lazio ora dimostra coraggio, agonismo e idee.
L’ex portiere ha poi paragonato l’attuale tecnico a Marcello Lippi, specialmente nella gestione del gruppo e nella capacità di far esprimere vitalità a ogni giocatore. Ha evidenziato come i calciatori si sarebbero “buttati nel fuoco” per lui, proprio come accadeva con l’ex CT campione del mondo. La differenza, a suo parere, non la fa la competenza tattica, ormai un requisito base in Serie A, ma la capacità di trasmettere le proprie conoscenze e di creare un rapporto solido con la squadra.
Infine, ha analizzato l’episodio dell’eliminazione in Bosnia, definendolo sfortunato. Ha contestato l’idea di un “disastro”, ricordando che la squadra ha giocato in dieci per ottanta minuti, ha fallito tre occasioni da gol e ha subito un’espulsione non vista. “Fosse finita 1-0 avrebbero detto tutti che cuore, che difesa. Dopo i rigori, che fallimento. Penso abbia poco senso giudicare così”, ha concluso, criticando la superficialità di certi giudizi.




