Gli affari della famiglia Marzo con l’imprenditore delle cave: rapporti economici che pesano sullo scioglimento del Comune di Caserta

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Paolo Maresca e Giuseppantonio Luserta
Paolo Maresca e Giuseppantonio Luserta
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CASERTA – Sciogliere un consiglio comunale per infiltrazioni mafiose è una delle decisioni più gravi che lo Stato possa prendere nei confronti di un’amministrazione eletta. Una ferita per la democrazia, prima ancora che una sconfitta per la politica. Per questo non è, o almeno non dovrebbe essere, una scelta da fare a cuor leggero. Occorre esaminare rapporti, frequentazioni, interessi economici e possibili condizionamenti criminali. A Caserta la commissione d’accesso ha svolto un lavoro approfondito, passando al vaglio persone, società e relazioni. Il risultato è noto: lo scioglimento dell’amministrazione guidata dal dem Carlo Marino. Tra gli elementi raccolti, che hanno contribuito a delineare il rischio di infiltrazioni mafiose nel Comune, figura anche un legame d’affari tra la famiglia di Paolo Marzo, già consigliere comunale e fratello dell’ex assessore Massimiliano, e Giuseppantonio Luserta. Quest’ultimo, imprenditore del settore estrattivo, è oggi coinvolto in un’inchiesta per corruzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

La società

Il rapporto è ricostruito nella relazione firmata dai componenti della commissione d’accesso Maurizio Masciopinto, Laura Mattiucci
e Gianfranco Mozzillo. Al centro c’è la Cieffe srl, società edile in via Ferrarecce 191. Amministratrice unica risultava Filomena Fedele, moglie di Paolo Marzo, titolare del 50% delle quote; l’altra metà apparteneva a Giulia Ciaramella. Il 4 novembre 2022 la Cieffe versò 10.500 euro per costituire la Estrazioni Casertane srl, con sede allo stesso indirizzo. Nella compagine figuravano Luserta con il 37%, la Cieffe con il 35% e la Fib Service srl di Teverola con il 28%. Gli ispettori hanno anche rilevato che la Cieffe fatturava prevalentemente alla Edil Marzo srl e alla Luserta Luigi srl, impresa intestata al padre (ora scomparso) di Giuseppantonio, dalla quale quest’ultimo percepiva compensi da lavoratore dipendente. Rapporti economici documentati, che non costituiscono di per sé un illecito, ma che la commissione d’accesso ha ritenuto significativi nel quadro delle verifiche sulle possibili infiltrazioni mafiose.

Le parole del pentito

La commissione ha richiamato anche le dichiarazioni rese il 10 dicembre 2013 dal collaboratore di giustizia Bruno Buttone. Il pentito sostenne che il clan Belforte avrebbe appoggiato Paolo Marzo alle amministrative del 2005-2006, attraverso i Della Ventura, i cui componenti avrebbero distribuito regali. Marzo, secondo Buttone, si sarebbe impegnato a segnalare le gare comunali per consentire al clan di avvicinare le imprese a fini estorsivi. Il collaboratore riferì inoltre di avergli dato denaro e lo indicò come intermediario con i titolari della cava Luserta. Quelle di Buttone restano dichiarazioni di un ex mafioso, non verità giudiziarie accertate. Per quanto ci risulta, Paolo Marzo non ha ricevuto provvedimenti giudiziari legati a quelle accuse né risulta attualmente indagato. La commissione d’accesso ha comunque ritenuto significativo quel racconto, accostandolo ai rapporti societari documentati dagli accertamenti fiscali e inserendolo tra gli elementi valutati per lo scioglimento del Comune.

L’affare cave

La vicenda presenta poi un altro risvolto: proprio le parole di Paolo Marzo hanno contribuito ad avviare la più recente inchiesta sui presunti rapporti corruttivi tra Luserta e l’ex sindaco Marino. Una nota dei carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa, con le sue dichiarazioni, ha dato impulso agli approfondimenti sulla cava Santa Lucia. Marzo avrebbe descritto interessi tra Luserta, l’avvocato Vincenzo Iorio e Marino, riferendo anche della richiesta dell’imprenditore di ricevere “una mano” per far conferire nel sito di Centurano terre e rocce provenienti dai cantieri della linea Napoli-Bari. Secondo la Procura, Marino si sarebbe attivato per favorire l’attività della cava. In cambio, Luserta avrebbe corrisposto somme a Iorio sotto forma di consulenze, parte delle quali sarebbe poi arrivata all’ex sindaco. Le dichiarazioni di Marzo sono state affiancate da verifiche fiscali su fatture e pagamenti tra la società Luserta, il professionista e società a lui riconducibili. È un’ipotesi accusatoria ancora da verificare: nessuna responsabilità può dirsi accertata.

La particolarità della vicenda sta proprio qui: la famiglia di Marzo compare negli accertamenti della commissione per i rapporti economici con Luserta. E, in tempi più recenti, è lo stesso ex consigliere a fornire agli investigatori elementi sui presunti affari illeciti tra l’imprenditore e Marino. Due vicende distinte, che finiscono però per incrociarsi attorno agli stessi protagonisti.

Il ritorno alle urne

Lo scioglimento dell’amministrazione Marino è stato confermato dal Tar; si attende ora il giudizio del Consiglio di Stato. La commissione d’accesso non era chiamata ad accertare reati, ma a verificare il rischio di condizionamenti mafiosi sull’attività del Comune. Ne è emerso un quadro di rapporti, interessi e frequentazioni che ha segnato la storia recente di Caserta e che merita di essere approfondito anche in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. Perché tornare alle urne non significa cancellare quanto è accaduto.

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