Disabile seviziato e abusato per mesi a Ischia: arrestati 3 giovani

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Polizia ad Ischia
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ISCHIA – Mesi di violenze, umiliazioni e sevizie, fino a trasformare il dolore di un ragazzo in filmati da condividere nelle chat. Un incubo
che, secondo l’accusa, si sarebbe consumato ai danni di un 20enne con un lieve ritardo mentale, diventato bersaglio di un gruppo di coetanei. Ora, per tre giovani di vent’anni, si sono aperte le porte del carcere: sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa
dal giudice per le indagini preliminari, al termine di un’inchiesta che ha portato alla luce un quadro di contestazioni di estrema gravità.
Le indagini, condotte dagli agenti della polizia di Stato del commissariato di Ischia e coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli, attraverso la sezione specializzata nella tutela delle fasce deboli guidata dal procuratore Giancarlo Novelli, avrebbero ricostruito una
lunga sequenza di sopraffazioni.

La vittima sarebbe stata sottoposta per mesi a pestaggi, minacce e umiliazioni, in un contesto nel quale la sua condizione di fragilità l’avrebbe resa particolarmente esposta alle condotte contestate agli indagati. Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori ci sarebbero anche aggressioni tali da provocare lesioni gravi, tra cui la frattura di un braccio. Ma, con il progredire degli accertamenti, l’inchiesta avrebbe fatto emergere un quadro ancora più inquietante: alle violenze fisiche si sarebbero aggiunti abusi sessuali di gruppo, atti degradanti e costrizioni che avrebbero colpito il giovane nella sua dignità e nella sua libertà personale. A imprimere una svolta decisiva all’indagine sarebbe stata
l’analisi dei telefoni cellulari e degli altri supporti informatici sequestrati.

Nei dispositivi, gli investigatori avrebbero trovato filmati realizzati dagli stessi presunti responsabili, nei quali sarebbero state documentate le violenze fisiche e gli atti sessuali imposti alla vittima. Video che, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbero rimasti confinati ai dispositivi di chi li aveva registrati, ma sarebbero stati condivisi all’interno di chat di messaggistica, aggiungendo alla violenza anche la diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti. Materiale digitale che avrebbe consentito agli inquirenti di approfondire la natura e la continuità delle condotte contestate, ricostruendo episodi e circostanze al centro dell’indagine. Le accuse formulate nei confronti dei tre giovani comprendono, a vario titolo, tortura in concorso, violenza sessuale continuata di gruppo, aggravata dalla minorata difesa della vittima, violenza privata e diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, comunemente indicata come revenge porn.

L’ordinanza cautelare segna un passaggio importante nell’inchiesta, ma la vicenda giudiziaria è ancora nella fase delle indagini: le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza. I tre giovani sono ora a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa degli interrogatori di garanzia. Resta, intanto, la gravità di quanto ipotizzato dagli investigatori: una violenza che, secondo la ricostruzione accusatoria, non si sarebbe esaurita negli abusi subiti dal 20enne, ma sarebbe proseguita attraverso la registrazione e la condivisione delle immagini. Un elemento che ha contribuito a delineare la portata dell’inchiesta e che ora è al vaglio della magistratura.

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