Un’ampia coalizione di tennisti e federazioni ha formalmente contestato il piano di riforma del doppio proposto dall’ATP. Quasi duecento giocatori, tra cui 137 doppisti in attività come l’italiano Andrea Vavassori, e venti federazioni nazionali hanno firmato una lettera indirizzata al presidente dell’associazione, Andrea Gaudenzi, per esprimere forte preoccupazione sul futuro della specialità.
Il progetto, che dovrebbe entrare in vigore entro il 2028, prevede una significativa riduzione dei tabelloni di doppio nei tornei. L’obiettivo dichiarato dall’ATP è di rendere la disciplina più sostenibile e attraente per il pubblico, reinvestendo le risorse risparmiate nello sviluppo delle qualificazioni del singolare e nel sostegno alle carriere dei tennisti più giovani.
Secondo i firmatari della lettera, intitolata “Punto decisivo. Scelta dell’ATP”, la riforma si spingerebbe “troppo oltre”. Il piano sottrarrebbe circa 20 milioni di dollari alla specialità, limitando drasticamente le opportunità professionali e rendendo insostenibile la carriera per molti atleti di talento che hanno scelto di specializzarsi nel doppio.
I giocatori hanno sottolineato come uno sport in salute non possa dipendere solo da poche stelle, ma debba offrire un percorso accessibile a più professionisti. Hanno inoltre ricordato che il doppio rappresenta la modalità di gioco più praticata a livello amatoriale, costituendo un punto di accesso fondamentale per avvicinare nuovi appassionati al tennis grazie al minor sforzo fisico richiesto.
La protesta non è una chiusura totale al cambiamento. Tennisti e federazioni hanno chiesto di essere coinvolti nel processo decisionale per trovare un equilibrio tra gli interessi commerciali e la tutela del patrimonio sportivo. La loro controproposta è quella di sviluppare un serio piano a lungo termine per promuovere attivamente il doppio, aumentandone la visibilità anziché ridurla.
Andrea Vavassori, numero 7 del mondo in doppio, si è fatto portavoce del movimento, affermando che uno sport basato su valori di inclusione “dovrebbe aprire le porte, non chiuderle”. La comunità del doppio ha mostrato unità e determinazione, passando ora la palla all’ATP, chiamata a rispondere a una richiesta che mira a salvaguardare una parte essenziale della storia e del presente di questo sport.





