La Serie A non ha trovato una posizione unitaria in vista dell’elezione del nuovo presidente della Federcalcio. Una recente riunione dei club, convocata per cercare una sintesi, ha al contrario evidenziato una netta spaccatura interna, allontanando la prospettiva di un candidato unico sostenuto dall’intera Lega.
Il confronto si è polarizzato attorno a due figure di spicco: l’attuale presidente del CONI, Giovanni Malagò, e l’esperto dirigente Adriano Galliani. L’incontro tra le società ha solo confermato le distanze, con il termine ultimo per la presentazione ufficiale delle candidature fissato per il 4 novembre.
Il fronte favorevole ad Adriano Galliani ha preso corpo rapidamente. A guidare questo schieramento è stato Luca Percassi, amministratore delegato dell’Atalanta, che ha giustificato il cambio di rotta rispetto al sostegno inizialmente promesso a Malagò. Secondo questa fazione, l’improvvisa disponibilità di Galliani ha rappresentato “un’occasione da non farsi scappare”, un’opportunità per portare alla guida della FIGC una figura di comprovata esperienza e peso politico.
Molti club hanno sposato questa visione, vedendo nel senatore di Forza Italia il profilo ideale per affrontare le sfide del calcio moderno. Oltre all’Atalanta, hanno aderito a questo gruppo società come Inter, Milan, Como, Parma, Genoa, Sassuolo e Cagliari, formando un blocco solido e numeroso.
Sul versante opposto, i club rimasti fedeli a Giovanni Malagò hanno espresso forte disappunto, non tanto per la figura di Galliani quanto per il metodo utilizzato. La critica principale riguarda la modalità con cui è emersa la nuova candidatura, percepita come una mossa orchestrata da pochi e non discussa collegialmente in assemblea.
“Non si è reso disponibile, qualcuno ha deciso di chiamarlo. Non si fa così”, è stata la protesta sollevata da questo gruppo, che ha sottolineato come la Lega fosse compatta attorno a un nome prima di questa improvvisa frattura. A sostenere Malagò sono rimaste Roma e Napoli, a cui si sono unite Monza, Torino, Lecce e Bologna.
In mezzo a queste due correnti contrapposte si colloca un nutrito gruppo di club che non ha ancora preso una posizione ufficiale. Queste società, definite “indecise”, rappresentano l’ago della bilancia e il loro orientamento sarà decisivo per gli equilibri futuri.
Tra le squadre che al momento osservano l’evolversi della situazione figurano Lazio, Juventus, Frosinone, Udinese, Fiorentina e Venezia. La loro scelta finale potrebbe determinare quale dei due schieramenti riuscirà a prevalere, in una partita politica che si preannuncia complessa e dall’esito incerto.





