La scena è diventata un classico del repertorio di Massimiliano Allegri. Durante la finale di Coppa Italia contro l’Atalanta, l’allenatore ha offerto l’ennesima rappresentazione del suo incontenibile temperamento: la giacca è stata strappata e gettata a terra, la cravatta allentata con rabbia, mentre le urla erano rivolte al quarto uomo e all’arbitro. L’epilogo, come spesso accaduto, è stato un cartellino rosso e l’uscita anticipata dal campo.
Questa performance plateale ha radici lontane e ha contribuito a creare un vero e proprio “personaggio” Allegri a bordocampo. Il primo episodio iconico risale al dicembre 2015, durante una partita tra Carpi e Juventus. In quell’occasione, a volare non fu la giacca ma il cappotto, lanciato con stizza per un calo di concentrazione della sua squadra nei minuti finali di una partita dominata.
Da quel momento, l’atto di spogliarsi in segno di frustrazione si è trasformato in un appuntamento quasi fisso. Negli anni, la tradizione si è arricchita di nuovi dettagli e interpretazioni, consolidando la sua fama di allenatore passionale e irascibile. Le sue sfuriate hanno attraversato diverse panchine, dal Milan alla Juventus, dimostrando come il suo carattere sia una costante indipendente dal contesto e dagli obiettivi stagionali.
Non sono mancate le espulsioni contro avversari di rilievo, come Napoli e lo stesso Milan, dove le sue proteste veementi hanno spesso portato a squalifiche. Ogni volta, la scena si ripete con poche variazioni: un crescendo di tensione, l’esplosione di rabbia verso la terna arbitrale o i suoi stessi giocatori, e l’immancabile spogliarello dell’elegante abito sociale.
Questo comportamento ha generato un’ampia discussione, dividendo l’opinione pubblica tra chi lo critica per la mancanza di autocontrollo e chi, invece, ne apprezza l’autenticità e la passione viscerale. Mentre le critiche sulla qualità del gioco espresso dalle sue squadre si sono fatte ricorrenti, le sue reazioni in panchina hanno sempre garantito una forma di spettacolo.
Nella galleria delle sue intemperanze figura anche una variante sul tema, diventata virale sul web: il “senza auricolare”. In quel caso, l’oggetto della sua ira fu il dispositivo di comunicazione con il suo staff, strappato e gettato via con impeto. Un altro gesto che testimonia un’insofferenza quasi teatrale verso tutto ciò che non funziona come vorrebbe.
A più di dieci anni dalla prima volta, il “senza giacca” di Allegri non è più un semplice scatto d’ira, ma un elemento distintivo della sua carriera. Un rito che il pubblico ha imparato a riconoscere e, in un certo senso, ad attendere, come parte integrante dello show offerto dall’allenatore livornese.





