NOMI E FOTO. Afragola, i Moccia portati di nuovo in carcere. In 13 spediti negli istituti penitenziari

529
Antonio Moccia, Angelo Moccia e Luigi Moccia
Antonio Moccia, Angelo Moccia e Luigi Moccia
Pubblicato il

AFRAGOLA – Nuovo capitolo giudiziario nell’inchiesta sul clan Moccia. I carabinieri del Ros, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, hanno avviato ieri la notifica delle misure cautelari disposte dal gip nei confronti di 14 imputati del processo al gruppo camorristico, scarcerati nel 2022 per decorrenza dei termini di custodia cautelare. I provvedimenti arrivano dopo le pesanti condanne pronunciate dalla VII sezione penale del Tribunale di Napoli nei confronti dei componenti del sodalizio e di altri imputati. La normativa consente all’accusa, in presenza di una condanna, di chiedere nuove misure cautelari nei confronti di chi è stato rimesso in libertà durante il procedimento per la scadenza dei termini di custodia.

Tra i destinatari figurano anche i fratelli Moccia, uno dei quali era rimasto in carcere perché detenuto per altre contestazioni. La vicenda delle scarcerazioni aveva già visto la Procura di Napoli soccombere davanti al Tribunale del Riesame. Nel settembre 2025, infatti, i giudici avevano respinto il ricorso contro il provvedimento del 30 luglio precedente, che aveva interessato, tra gli altri, Antonio, Luigi e Gennaro Moccia. Per alcuni degli imputati erano state disposte misure cautelari che prevedevano il divieto di dimora in Campania e nel Lazio, territori nei quali, secondo gli investigatori del Ros e la Dda, si concentrerebbero gli interessi economici riconducibili alla famiglia Moccia.

I provvedimenti notificati ieri hanno riguardato Pasquale Credendino, Francesco Damiano, Francesco Di Sarno, Francesco Favella, Filippo Iazzetta, Massimo Malinconico, Angelo, Antonio, Gennaro e Luigi Moccia, Antonio Nobile, Angelo Piscopo e Gennaro Rubiconti. Per Giovanni Esposito sono stati disposti gli arresti domiciliari. La vicenda giudiziaria del clan si intreccia con quella amministrativa e politica di Lecce, dove la Prefettura ha notificato ad Andrea Guido, assessore comunale al Welfare, il decreto di sospensione dalla carica. Il provvedimento è conseguenza della sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Napoli Nord lo ha condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa, per corruzione, oltre a un anno di interdizione dai pubblici uffici.

I giudici hanno tuttavia escluso l’aggravante, contestata dalla Procura, relativa al presunto favoreggiamento di un’associazione mafiosa. A rendere nota la sospensione è stato lo stesso Guido attraverso i social. La sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, ha dichiarato di prendere atto del provvedimento prefettizio e di voler rispettare le determinazioni dell’autorità. La prima cittadina ha inoltre annunciato che tratterrà per sé le deleghe precedentemente affidate all’assessore, assicurando la continuità dell’attività amministrativa nei settori interessati. Poli Bortone ha anche confermato la propria fiducia personale e politica nei confronti di Guido.

L’assessore era stato arrestato e posto ai domiciliari nell’aprile 2022, nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli sulle presunte infiltrazioni del clan Moccia in Puglia. All’epoca ricopriva l’incarico di assessore all’Ambiente nella giunta guidata dall’allora sindaco Paolo Perrone. Secondo l’accusa, Guido avrebbe ricevuto una tranche di 2.500 euro, nell’ambito di una tangente complessiva di 5mila euro, per favorire una società ritenuta riconducibile al clan di Afragola.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome