Dopo la partita contro il Rennes, il tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, ha cambiato registro comunicativo. In passato si è spesso messo in prima fila, assumendosi la responsabilità per gli obiettivi mancati o difendendo a spada tratta il gruppo. In altre occasioni ha provato a spronare i calciatori con critiche dirette, non sempre ottenendo i risultati sperati.
Questa volta, però, Allegri ha messo la squadra di fronte alle proprie responsabilità. Una scelta maturata dopo il recente crollo in campionato contro la Lazio e il successivo confronto avvenuto nello spogliatoio, che ha portato al cambio di modulo e di atteggiamento visti contro la formazione francese.
Il primo riferimento a una squadra che fatica a cambiare mentalità è emerso quando l’allenatore ha parlato delle indicazioni fornite dalla panchina. Durante la gara, urlava ai suoi difensori di salire, ma i giocatori tendevano istintivamente ad abbassarsi, rinunciando a quel pressing alto che era stato un’arma importante in passato. “È un problemetto di fondo che viene da lontano, non ci si sente a nostro agio a prendere campo”, ha dichiarato Allegri nel post-partita.
Le sue parole hanno voluto sottolineare una sorta di paura intrinseca del gruppo, poco propenso ai cambiamenti e incline a rischiare il meno possibile nei momenti di difficoltà. Non è un caso che la Juventus abbia già mostrato un atteggiamento più conservativo nelle stagioni precedenti dopo periodi negativi, abbandonando gradualmente i principi di riaggressione alta. Lo stesso gruppo di giocatori, nel colloquio alla Continassa, aveva chiesto al tecnico di adottare uno schieramento più guardingo.
Un’altra critica, ancora più netta, è arrivata in risposta a un’osservazione dell’ex calciatore Giancarlo Marocchi, il quale aveva evidenziato come la squadra, pur sentendosi più protetta dal nuovo modulo, continuasse a esprimersi sotto il proprio potenziale. “Non mi tiro indietro”, ha replicato inizialmente Allegri.
Poi ha aggiunto: “Il primo gol si può evitare, sul secondo abbiamo noi la palla e si poteva gestire diversamente invece di concedere un calcio d’angolo. Il risultato di una partita viene determinato da scelte individuali. Sono questi i dettagli che fanno la differenza fra il calciatore forte e il campione. Il campione è colui che anticipa le situazioni, contano gli occhi, conta la testa”.
Con queste dichiarazioni, l’allenatore ha chiarito di non voler più fare da parafulmine per la squadra. Il suo messaggio è stato inequivocabile: è arrivato il momento che alla Juventus ognuno si assuma le proprie responsabilità.










