Dopo il Gran Premio di Austin, Fernando Alonso ha espresso un giudizio molto duro. “Il livello dei piloti nell’ultimo terzo della griglia è molto basso”, ha dichiarato il pilota spagnolo, scatenando un acceso dibattito nel paddock della Formula 1.
Le sue parole sono arrivate in seguito a un contatto avvenuto al primo giro della gara, quando la sua Aston Martin ha subito danni significativi al fondo dopo un tentativo di sorpasso avversario. “Quando parti nelle retrovie c’è sempre questo rischio. La macchina era distrutta”, ha aggiunto Alonso.
A questa visione si è contrapposto l’ex pilota Ivan Capelli, oggi opinionista tecnico. Secondo Capelli, Alonso “ha esagerato”, dimenticando che molti piloti nelle retrovie, come Sergio Perez o Valtteri Bottas, hanno già vinto dei Gran Premi quando disponevano di monoposto più competitive.
Capelli ha offerto una prospettiva diversa, legata più alla vettura che al pilota. “Quando cerchi di fare qualcosa in più con una macchina che non te lo permette, aumentano inevitabilmente le possibilità di sbagliare. La vettura non fa sempre quello che vorresti e quindi scappa l’errore”.
L’analisi di Capelli si è allargata al nuovo regolamento tecnico, che avrebbe dovuto compattare lo schieramento ma che, al contrario, “ha creato una spaccatura netta tra le prime quattro squadre e tutte le altre”. Servirà ancora tempo, forse un paio di stagioni, per vedere un gruppo più equilibrato.
Inoltre, le monoposto attuali richiedono uno stile di guida controintuitivo rispetto al passato. Non si tratta più solo di accelerare in uscita di curva, ma di gestire l’energia lungo tutto il rettilineo, un cambiamento che rovescia gli istinti di guida consolidati in anni di carriera.
Qui si inserisce il fattore generazionale. “I più giovani, forse, hanno una capacità maggiore di adattarsi a questa nuova tecnologia”, ha spiegato Capelli, citando come esempi i talenti emergenti delle formule minori. Per i veterani come Alonso, invece, la sfida è più complessa.
“Per loro significa modificare degli automatismi, delle abitudini e degli istinti che si sono costruiti nel corso degli anni”, ha continuato l’ex pilota. Non si tratta di una mancanza di talento, ma di una riprogrammazione mentale necessaria per essere competitivi.
Riguardo ad Alonso, Capelli ha sottolineato come la sua longevità sia alimentata da un profondo divertimento e da una “rabbia positiva” per i Mondiali persi in passato. “È un testone, continua a cercare di scrivere ancora una volta la propria storia”.
L’ostacolo più grande per un suo eventuale ritorno alla vittoria, qualora avesse una monoposto competitiva, potrebbe non essere la velocità. La vera incognita, secondo Capelli, sarebbe la freschezza mentale necessaria per sostenere lo stress di un campionato con oltre venti gare, una qualità che i talenti più giovani sembrano possedere con maggiore naturalezza.





