Franco Baresi ha rappresentato un pilastro della Nazionale italiana per oltre un decennio, indossando spesso la fascia da capitano. La sua carriera in azzurro, a differenza di quella gloriosa con il Milan, è stata un percorso complesso, segnato da momenti di trionfo e profonde delusioni.
L’apice della sua esperienza con l’Italia coincide paradossalmente con la sconfitta più amara: la finale del Mondiale di Usa 1994. Il 17 luglio a Pasadena, contro il Brasile, Baresi ha disputato una delle partite più memorabili della storia del calcio. Rientrato a soli 24 giorni da un’operazione al menisco del ginocchio destro, ha annullato l’attacco brasiliano con una prestazione leggendaria. Lo stesso Romario, suo avversario quel giorno, ha dichiarato in seguito: “Baresi è stato il più forte contro cui abbia mai giocato”.
Nonostante la performance monumentale, quella giornata si è conclusa con le sue lacrime dopo aver calciato alto il primo dei rigori decisivi. Un’immagine che è diventata simbolo del suo rapporto agrodolce con la maglia azzurra. Franco Baresi ha comunque vinto un Mondiale, quello del 1982 in Spagna, pur senza mai scendere in campo, una particolarità che ha segnato i suoi esordi.
Il suo percorso in Nazionale è iniziato in modo atipico. L’allora commissario tecnico Enzo Bearzot lo ha convocato per l’Europeo del 1980 e per il Mondiale del 1982, ma il suo esordio è arrivato solo il 4 dicembre 1982, nella partita Italia-Romania a Firenze. Curiosamente, meno di 24 ore dopo ha disputato altri 90 minuti con il Milan in una trasferta a Como, un esempio di dedizione oggi impensabile.
Con Bearzot, il rapporto tecnico è stato difficile. Il CT, che aveva in Gaetano Scirea il suo libero titolare, ha provato a impiegare Baresi come mediano, un esperimento che non ha dato i frutti sperati. Lo stesso giocatore ha espresso perplessità sul suo futuro in quel ruolo.
La svolta è arrivata con Azeglio Vicini, che dopo il ritiro di Scirea gli ha affidato le chiavi della difesa. Baresi è diventato un leader, protagonista all’Europeo del 1988 e titolare a Italia ’90, dove ha indossato la maglia numero 2 per ragioni di ordine alfabetico.
L’arrivo di Arrigo Sacchi sulla panchina azzurra nel 1991 ha consolidato il suo ruolo di capitano. Sacchi gli ha restituito la sua iconica maglia numero 6 e lo ha reso il fulcro della squadra che ha raggiunto la finale di Usa ’94. Il suo addio alla Nazionale è avvenuto in sordina il 7 settembre 1994, durante una partita contro la Slovenia, un epilogo schivo che ha rispecchiato il suo carattere riservato.







