SUCCIVO – Un’officina meccanica completamente abusiva, un deposito incontrollato di rifiuti speciali e pericolosi, e il sospetto concreto di emissioni tossiche rilasciate senza alcun controllo nell’aria. È lo scenario, una vera e propria bomba ecologica nel cuore dell’agro aversano, che si sono trovati di fronte i Carabinieri nel pomeriggio di oggi, 16 ottobre 2026, a Succivo, in provincia di Caserta. L’operazione, mirata al contrasto dei reati ambientali, ha portato alla denuncia di due persone e al sequestro dell’intera area adibita a carrozzeria “fantasma”.
L’intervento, scattato a seguito di attività investigative, ha visto operare in sinergia i Carabinieri della Stazione di Sant’Arpino, coordinati dalla Compagnia di Marcianise, con il prezioso supporto dei militari specializzati del Nucleo Carabinieri Forestale di Marcianise, la cui competenza è stata fondamentale per qualificare la natura dei materiali rinvenuti e le violazioni contestate. Al loro arrivo, i militari hanno trovato un’attività a pieno regime, ma del tutto priva dei necessari titoli autorizzativi, delle licenze commerciali e, soprattutto, delle autorizzazioni per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti e per le emissioni in atmosfera.
Al termine degli accertamenti, sono stati deferiti in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria due uomini, un 72enne residente a Orta di Atella e un 60enne di Frattaminore. Le accuse formulate a loro carico sono pesanti e disegnano un quadro di totale spregio per le normative ambientali e per la salute pubblica. I due sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di aver organizzato e gestito un’attività di autocarrozzeria in assenza delle prescritte autorizzazioni. Nello specifico, le contestazioni riguardano la gestione non autorizzata di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi, il deposito incontrollato degli stessi e le emissioni illecite in atmosfera, prodotte verosimilmente durante le fasi di verniciatura dei veicoli.
La scena che si è presentata agli inquirenti era eloquente. I sigilli sono scattati immediatamente. Sotto sequestro penale è finita l’intera area, trasformata in un’officina a cielo aperto, ma anche tre autovetture di clienti che si trovavano sul posto in attesa di riparazione e tutti i macchinari utilizzati per le lavorazioni, come ponti sollevatori e attrezzature per la verniciatura. Particolarmente grave il ritrovamento di un’ingente quantità di rifiuti accatastati senza alcuna precauzione: un campionario di scarti altamente inquinanti che include imballaggi contaminati, guaine bituminose, pneumatici fuori uso, filtri dell’olio, solventi, fondi di vernice e lamiere. Materiali che, se non smaltiti correttamente, possono contaminare il suolo e le falde acquifere con conseguenze devastanti.
L’episodio di Succivo riaccende i riflettori sul fenomeno dell’economia sommersa che, in settori come quello delle autoriparazioni, si lega a doppio filo con i crimini ambientali. Attività come questa, operando nell’illegalità, possono offrire prezzi concorrenziali proprio perché abbattono i costi legati al corretto smaltimento dei rifiuti e all’adozione di sistemi per la tutela dell’ambiente, scaricando di fatto tali costi sulla collettività in termini di inquinamento e rischi per la salute. L’intera documentazione relativa all’operazione è stata trasmessa all’Autorità Giudiziaria competente, che ora dovrà vagliare la posizione dei due indagati, per i quali vige la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.






