Bomba ecologica nel cuore di Aversa: blitz dei Carabinieri, sequestrati rifiuti tossici e tre arresti

107

AVERSA (CE) – Un tappeto di veleni nascosto dietro la facciata di una tranquilla zona residenziale. Una vera e propria bomba ecologica pronta a contaminare il suolo e a minacciare la salute pubblica, disinnescata appena in tempo da un’operazione fulminea dei Carabinieri. È lo scenario inquietante emerso ieri nella città normanna, dove i militari della locale Stazione, con il supporto cruciale dei colleghi delle Compagnie di Marcianise e Casal di Principe, hanno smantellato un centro di stoccaggio illecito di rifiuti speciali pericolosi, arrestando tre uomini.

Il blitz, scattato al culmine di un mirato servizio di controllo del territorio, ha permesso di svelare cosa si celava all’interno di un comune box auto e in un’area pertinenziale di un condominio. Non attrezzi da giardino o vecchi mobili, ma un’ingente e pericolosa catasta di scarti industriali e tecnologici. Gli uomini dell’Arma si sono trovati di fronte a un accumulo illegale che comprendeva decine di batterie per autoveicoli esauste, carcasse di componenti meccanici, apparecchiature elettroniche dismesse e radiatori, tutti materiali altamente inquinanti se non trattati secondo le rigide normative vigenti. Accanto a questi, anche una lavatrice e un lavello in acciaio, a testimonianza della natura eterogenea del traffico illecito.

L’area interessata, un fazzoletto di terra di circa quaranta metri quadrati trasformato in una discarica abusiva a cielo aperto, è stata immediatamente posta sotto sequestro penale. Un provvedimento necessario per cristallizzare la scena del crimine ambientale e consentire ai tecnici specializzati di effettuare tutti i rilievi del caso, volti a quantificare il danno e a scongiurare ogni possibile dispersione di sostanze tossiche nel terreno e nelle falde acquifere.

Le manette sono scattate ai polsi di tre uomini, tutti già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici e non. Secondo quanto emerso dalle prime fasi dell’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i tre sono gravemente indiziati di aver organizzato e gestito l’attività illegale di raccolta e stoccaggio. L’ipotesi investigativa è che il box fungesse da punto di raccolta temporaneo, un hub clandestino dove far confluire i rifiuti prima di un loro probabile, e altrettanto illecito, smaltimento finale, magari attraverso l’abbandono nelle campagne dell’agro aversano o tramite roghi tossici.

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia di contrasto ai reati ambientali, una piaga che affligge da decenni il territorio campano. L’Arma dei Carabinieri ha intensificato i controlli per arginare il fenomeno dell’ecomafia, che lucra sulla salute dei cittadini e sulla devastazione dell’ambiente. L’intervento ad Aversa rappresenta un altro duro colpo inferto a questa rete criminale.

Dell’avvenuto sequestro e degli arresti sono state immediatamente informate le competenti Autorità giudiziaria e amministrativa. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari; pertanto, come sottolineato dagli inquirenti, gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva. Le indagini proseguono per ricostruire l’intera filiera del traffico illecito e individuare eventuali altri complici e i “clienti” che si servivano di questo canale illegale per disfarsi dei propri rifiuti speciali.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome